Il dito medio di Washington

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

da: byebyeunclesam

 L’Iran, Sun Tzu e la dominatrice, di Pepe Escobar.

Più di tutto, ciò che il mondo sviluppato vede è il passato - USA, Francia, Gran Bretagna, Germania - combattere contro l’avanzata del futuro - Cina, India, Brasile, Turchia, Indonesia. L’architettura globale della sicurezza - sorvegliata da un gruppo di paurosi, autodefiniti guardiani dell’Occidente - è in coma. L’Occidente atlantista sta affondando in stile Titanic.


Solo la potente lobby USA per la guerra infinita è capace di definire un primo passo verso un completo accordo nucleare con l’Iran come un disastro. Ciò include il 
New York Times (la mediazione Brasile-Turchia “sta complicando il discorso delle sanzioni”) e ilWashington Post (l’Iran “crea illusioni di progresso nelle negoziazioni nucleari”), fortemente screditati e già favorevoli alla guerra all’Iraq.


Per la lobby pro-guerra l’accordo di scambio di combustibile tra Brasile e Turchia è una “minaccia” perché è in diretta collisione con un attacco all’Iran (iniziato da Israele con successivo trascinamento degli USA) e col “cambio di regime” – il mai venuto meno desiderio di Washington.


In un recente Congresso sulle Relazioni Estere a Montreal, 
il luminare Dr Zbigniew “conquistiamo l’Eurasia” Brzezinski avvertì che un “risveglio politico globale”, insieme ad una lotta per il potere all’interno dell’elite globale, è qualcosa da temere profondamente. L’ex consulente della Sicurezza Nazionale degli USA notò che “per la prima volta in tutta la storia l’umanità è politicamente sveglia – questa è totalmente una nuova realtà – non è stato così per la maggior parte della storia umana”.


Chi pensano di essere queste risvegliate arriviste politiche come il Brasile e la Turchia – osando disturbare il “nostro” ruolo nel mondo? E poi i disinformati Americani si chiedono “Perché ci odiano?”. Perché tra le altre ragioni, l’unilateralità è il nocciolo della questione, Washington non esita a sollevare il suo dito medio nemmeno ai suoi amici più cari.

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