IL DAN DAVID PRIZE A GIORGIO NAPOLITANO

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

 

Da: Andrea Carancini

Alfredo Tradardi, ISM-Italia


1. Che cosa è il Dan David Prize

 

Il 9 maggio 2010 si terrà al'Università di Tel Aviv la cerimonia di consegna dei premi Dan David .

I premi sono assegnati tenendo conto delle tre dimensioni del tempo, il passato, il presente e il futuro.

Il premio per il passato è stato assegnato quest'anno a Giorgio Napolitano per la sua Marcia verso la democrazia.

Il premio per il presente, Letteratura: Interpretazione del XX secolo, è stato assegnato alla scrittrice canadese Margaret Atwood e allo scrittore indiano Amitav Ghosh.

Il premio per il futuro, Computer e Telecomunicazioni, è stato assegnato al Prof. Leonard Kleinrock, Professore di Computer Science all'Università della California, al dr. Gordon E. Moore cofondatore dell'Intel e al Prof. Michael O. Rabin, Professore di Computer Science alla Harvard University e alla Hebrew University di Gerusalemme.

Il premio è di un milione di dollari per ognuna delle tre sezioni.

 

2. Perché Giorgio Napolitano merita questo premio *

 

I meriti del Presidente della Repubblica nella definizione dei rapporti PCI-Israele prima e Italia-Israele poi sono indubbi.

 

* vale ricordare che hanno ricevuto il premio anche Magdi Allam nel 2006 e la Città di Roma. Quest’ultimo è stato ritirato nel 2009 da Gianni Alemanno.

 

a - Israele è uno stato coloniale e coloniale è anche il suo atto di nascita

Il PCI, filo-israeliano al momento della costituzione dello Stato di Israele - per obbedienza all'Unione Sovietica che era d'obbligo - mutò linea politica, sempre in sintonia con Mosca, con un rapporto di Giancarlo Pajetta alla I Commissione del Comitato Centrale del PCI nel febbraio del 1970.

 

"È certo - scrisse l'esponente del Pci - che Israele ha dimostrato di trovare la sua forza essenziale in una esasperazione sciovinistico-religiosa; gli avvenimenti più recenti accentuano, o rendono evidente, anche agli occhi di gran parte della opinione pubblica europea e di forze politiche che ebbero durante la guerra dei “Sei giorni” posizioni di incertezza, il carattere coloniale di Israele" e aggiungeva "va ricordato - non come una curiosità storica ma come un giudizio politico - che lo stesso carattere coloniale ebbe anche l'atto di nascita di Israele".

 

b - A Washington passando per Tel Aviv

Nella seconda metà degli anni '80, con l'Unione Sovietica in crisi fu avviato da Giorgio Napolitano un processo di modifica della politica estera del PCI, descritto in modo critico e puntuale nell'articolo di Guido Valabrega, A Washington passando per Tel Aviv, all. 1.

 

c - Ungheria e Cecoslovacchia

Il panegirico con il quale viene assegnato il premio a Giorgio Napolitano (all. 2) sottolinea questo suo impegno e ricorda la sua posizione, coraggiosa e indipendente (sic!), nei riguardi di Mosca in occasione dell'invasione della Cecoslovacchia nel 1968.

Dimentica, il panegirico, di ricordare che nel 1956 Giorgio Napolitano ebbe a schierarsi dalla parte dei carri armati sovietici sostenendo che:

 

“l'intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d'Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all'Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente, oltre che ad impedire che l'Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell'Urss ma a salvare la pace nel mondo”.

 

d - Se la causa palestinese non ci avvicina alla presa del potere

Come ha ricordato Yitzhak Laor nella lettera aperta La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa, Il Manifesto, 11 maggio 2008:

 

“Si potrebbe riassumere il cinismo dell'attuale scena italiana citando Giorgio Napolitano, quando ha fatto riferimento a una vecchia discussione che ebbe nel 1982 a Torino con l'allora comunista Giuliano Ferrara. Riflettendo sulla posizione del Pci sul massacro di Sabra e Shatila, Napolitano, che sarebbe poi diventato Presidente, ha detto: «Per quanto riguarda una determinata persona (Giuliano Ferrara), ricordo solo che egli si faceva promotore di una causa (la causa palestinese nel 1982) che nel Partito godeva di una qualche popolarità ma che non ci avvicinava per nulla alla presa del potere». Machiavelli avrebbe dovuto incontrare sia Ferrara che il Presidente italiano per un drink sui fiumi di sangue palestinese.”

 

e - Antisionismo = antisemitismo

“Col vostro appassionato contributo possiamo combattere con successo ogni indizio di razzismo, di violenza e di sopraffazione contro i diversi, e innanzitutto ogni rigurgito di antisemitismo. Anche quando esso si travesta da antisionismo: perché antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza, oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele.”

 

[Dal discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il 25 gennaio 2007 in occasione del "Giorno della memoria”]

Nel discorso compaiono citazioni di Edgar Morin, ignari i ghost-writers del presidente, che per il famoso sociologo la parola “antisemitismo” è una forma di “esorcismo”.

 

f - Dalle "sinistre per Israele" all'ipersionismo militante

Il nuovo filosionismo, o ipersionismo, italiano ed europeo si esprime in associazioni come “Sinistra per Israele”, nella politica filo-israeliana dei governi di centrodestra e di centrosinistra, nessuna differenza tra un Prodi e un Berlusconi se non a livello di linguaggio, nelle menzogne e nelle omissioni di ogni tipo dei media di ogni genere.

 

3. Che cosa chiedere al Presidente della Repubblica?

 

Altri, in particolare il BRICUP in Inghilterra, si stanno muovendo per convincere i due scrittori, Margaret Atwood e Amitav Ghosh, a non ritirare il premio.

 

Noi, invece, non chiederemo nulla al nostro Presidente della Repubblica.

 

Giorgio Napolitano è stato sempre dalla parte degli oppressori.

Anche in occasione dell'operazione Piombo Fuso, reduce da un viaggio in Israele, non ha trovato una sola parola di condanna per la feroce aggressione sionista contro un popolo indifeso, chiuso in un campo di concentramento a cielo aperto (in all. 3 alcuni estratti di una lettera che gli fu inviata in quella occasione).

 

La sua marcia verso la democrazia finisce in Israele, l'unica democrazia in Medio Oriente, un paese coloniale, razzista e fascista al quale il mondo occidentale continua ad assicurare l'impunità e l'immunità, quali che siano le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

 

Da questo Presidente, di una Repubblica nata dalla Resistenza contro il fascismo e contro il nazismo, non ci si può attendere nemmeno un sussulto di dignità.

 

È il segno dell'inarrestabile degrado, morale, culturale e politico, della società italiana e della società occidentale.

 

 Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà, l’opportunismo e il cinismo.

 

GIORGIO NAPOLITANO: SEMPRE DALLA PARTE DEGLI OPPRESSORI

 

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