Il bluff della cattura del mullah Omar

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

La notizia ha fatto il giro del mondo, ma proveniva da un vecchio “scoop” di un romanziere statunitense
    

di: Ferdinando Calda

da:Rinascita


“Il leader dei talibani, il mullah Omar, è stato arrestato in Pakistan”. La notizia è esplosa all’improvviso e ha fatto rapidamente il giro del mondo, nonostante non abbia trovato nessuna conferma ufficiale e sia stata smentita prontamente dai talibani. A dare il sensazionale “scoop” (il mullah Omar è considerato secondo solo a Bin Laden e su di lui pende una taglia da 25 milioni di dollari) è stata la televisione afgana Tolo tv, subito ripresa dalle agenzie internazionali.

 

La popolare emittente citava come fonte un ex agente dell’intelligence Usa, identificato con il solo nome di “Bred”. In realtà, come faceva notare anche il quotidiano The Nation, si tratta del romanziere e blogger statunitense Brad Thor, autore di thriller di successo come The Last Patriot (proibito in Arabia Saudita e molto criticato in ambienti musulmani).

 

Il 10 maggio scorso Thor, in un post su biggoverment.com, affermò di aver appreso, “attraverso fonti chiave dell’intelligence in Afghanistan e Pakistan”, della cattura del leader dei talibani nonché “alleato di Osama Bin Laden”. Successivamente Thor, che prima di intraprendere la carriera di scrittore lavorò per una “cellula analitica” del Dipartimento della sicurezza nazionale Usa (da qui il titolo attribuitogli dalla stampa di “ex agente dell’intelligence”), specificava che il mullah sarebbe stato arrestato a Karachi il 27 marzo scorso, nientemeno che dall’Isi, l’intelligence pakistana.

 

Una storia che si sposa magnificamente con la tesi propugnata da mesi dagli Stati Uniti e dai loro alleati, secondo cui la leadership dei talibani dirige le operazioni afgane proprio dal Pakistan, spesso con la connivenza proprio degli ufficiali dell’Isi. A rendere ancora più appetitosa l’indiscrezione ha contribuito il fatto che il 10 febbraio scorso a Karachi sia stato veramente catturato il braccio destro di Omar, il mullah Abdul Ghani Baradar, e che proprio nella mattinata di ieri il governo di Kabul abbia chiesto al Pakistan un maggiore impegno contro “il terrorismo internazionale”.


Tuttavia con il passare del tempo, una volta accertata l’identità della fonte e visto il silenzio di Washington e Islamabad, la notizia ha cominciato a sgonfiarsi e a sparire dai notiziari. Non prima che arrivasse la smentita di Kabul (“non ne sappiamo nulla”, ha commentato il portavoce presidenziale Waheed Omar) e degli stessi talibani. “Si tratta di un’operazione di propaganda degli Usa e della Nato”, ha dichiarato un portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, aggiungendo che “gli Usa stanno impiegando questa tattica per salvarsi la faccia”.

 

Di fatto, da quando è iniziata l’invasione statunitense, il capo di Stato dell’Afghanistan dal 1996 al 2001 si nasconde in località sconosciute e, anche se a Washington sembrano convinti che si sia rifugiato in Pakistan, non esistono prove della sua presenza nel Paese asiatico.

 

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