IL GUITTO GRILLO

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da: LIBERASTAMPA

Pensando possa essere interessante affrontare l'argomento delle omissioni di Grillo, posto l'articolo che segue di Claudio Mastrogiulio pur non condividendone completamente l'analisi schematica, anche se in buona parte
realistica.

Il Vaticano, Confindustria, la Banca d’Italia,   l’Ue, la Bce, il Fmi, sono totalmente dimenticati da Grillo; quasi che   la sua unica preoccupazione fosse quella di accreditarsi agli occhi di   queste stesse istituzioni come il portatore di idee nuove che possano   permettere loro di dormire sonni ancor più tranquilli.

L’altra faccia della crisi della sinistra governista Claudio Mastrogiulio Partito di Alternativa Comunista

Negli  ultimi anni si è affacciato sulla scena politica un movimento che fa del qualunquismo e dell’antipartitismo i propri vessilli  rappresentativi: è il fenomeno del cosiddetto grillismo. In pieno  governo Prodi, infatti, il guitto genovese iniziò a lanciare un vero e  proprio programma politico. Il consenso raccolto attorno ad alcuni punti  programmatici dà il senso della pochezza e del disfacimento della  sinistra italiana.

Perché il motivo per il quale Grillo ha un seguito  non indifferente consiste nella capitolazione dei partiti della sinistra  socialdemocratica (Rifondazione in testa) alle istanze confindustriali e vaticane del Partito Democratico.

 
Questo non vuole assolutamente dire che il programma di Grillo abbia una qualche percentuale di progressività; ma al contrario denota come le posizioni di tradimento di classe della sinistra governista abbiamo  preparato il terreno ad un’ondata di populismo qualunquista.

La  percentuale maggiore del "target" di questo movimento è infatti  riconducibile a settori importanti di militanti delusi di quei partiti  della sinistra che hanno governato al servizio di Confindustria,  del Vaticano e dei banchieri all’epoca del governo Prodi.

Molti di quei  militanti sono finiti nella rete della retorica populista del demagogo  di turno che, dietro una fraseologia colorita e pseudo-radicale,  nasconde una progettualità politica del tutto accomodante nei confronti  dei cardini dell’attuale sistema economico-sociale. 

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