Guantanamo, Obama ha tradito le sue promesse

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da: Rinascita

 

Alla fine di luglio l’Associazione per la difesa delle libertà civili (Aclu) ha accusato il presidente Barack Obama di aver tradito le sue promesse e i suoi buoni propositi (che gli valsero, oltre alla vittoria elettorale, anche il Premio Nobel per la Pace) e di aver imboccato la strada del suo predecessore George W. Bush in materia di sicurezza nazionale e violazione dei diritti umani.


Tra detenzioni illegali e illimitate, tribunali militari speciali, mancanza di trasparenza e omicidi mirati con i droni, sottolineava l’Aclu, l’amministrazione Obama “rischia di stabilire nuove norme conformi alle peggiori scelte dell’era Bush”.


Le polemiche di questi giorni riguardo i processi a due detenuti del famigerato carcere di Guantanamo (che il presidente democratico non solo non ha chiuso ma, anzi, lo utilizza per tenere rinchiusi illimitatamente e senza processo una cinquantina di “sospetti”) sembrano confermare le tesi dell’Aclu, condivise da sempre più organizzazioni per i diritti umani.


Giovedì scorso, dopo un accordo segreto tra l’accusa e la difesa, un tribunale militare speciale ha condannato a 14 anni di prigione il sudanese Ibrahim Al-Qosi, 50 anni ed ex cuoco di Osama bin Laden. La sentenza non verrà resa pubblica fino a quando non sarà esaminata dal presidente delle commissioni militari, e ci potrebbero volere settimane.


Andrea Prasow, un avvocato che seguiva la vicenda per Human Rights Watch, ha definito il processo – il primo di questo genere per l’amministrazione Obama – “una farsa”. “Scoprire che la prima condanna dell’amministrazione Obama è accompagnata da un accordo segreto e da una sentenza fittizia – ha dichiarato – è molto preoccupante”.


Ancora più controverso è il caso del secondo imputato, il giovane Omar Khadr (nella foto durante il processo), arrestato in Afghanistan dalle forze speciali Usa quando aveva solo quindici anni. La decisione di Washington di processare Khadr per reati commessi quando era minorenne ha scatenato vibranti proteste, soprattutto da parte delle associazioni per i diritti dei minori.

“I minori non devono essere giudicati davanti ai tribunali militari”, ha dichiarato l’inviato speciale dell’Onu responsabile per i bambini soldato, Radhika Coomaraswamy, che ha chiesto agli Usa di interrompere il procedimento. Gli Stati Uniti sono il primo Paese, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi, a processare un bambino soldato.

Come se non bastasse, il presidente del tribunale militare, Patrick Parrish, ha stabilito che le confessioni rilasciate da Khadr nelle carceri di Bagram e di Guantanamo sono valide e potranno essere utilizzate contro di lui. Questo nonostante ci siano testimonianze e documenti che dimostrano che il ragazzo, ora 23enne, abbia subito minacce e abusi durante la sua detenzione.

In particolare, a maggio scorso un ufficiale dell’esercito Usa ha ammesso che nella prigione di Bagram, la sua squadra minacciò il quindicenne di stupro collettivo e di morte se non avesse collaborato.

 
Khadr arrivò in Afghanistan dal Canada al seguito del padre, un dirigente di al Qaida morto nel 2003. è accusato, tra l’altro, di avere ucciso un militare statunitense con una granata durante uno scambio a fuoco a Khost nel luglio 2002, ma la dinamica dei fatti non è chiara, come non è chiaro il coinvolgimento del ragazzo, che ha perso l’uso di un occhio al momento della cattura da parte delle forze armate Usa.

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