Giappone: rinasce il "drago"

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Il drago che dormiva nella sua caverna per decenni si è risvegliato e chissà ora cosa succederà: sembra un’antica leggenda giapponese e invece è la metafora per descrivere la storia del Giappone negli anni seguenti alla Seconda Guerra Mondiale.

 

L’orgoglioso paese che nel dopoguerra è stato umiliato completamente dagli Stati Uniti e privato di sentimenti nazionalistici, forse per gli analisti e gli strateghi americani era finito per sempre, ma nel 2009 si è risvegliato dal lungo sonno.

Nessuno vuole negare che il modello occidentale in Giappone, accoppiato alle caratteristiche della popolazione, ha prodotto uno sviluppo industriale da far venire l’invidia al mondo, ma certo è che la società giapponese è stata duramente colpita con quelle due bombe di Hiroshima e Nagasaki, e poi negli anni seguenti è stata più volte umiliata con casi come quelli verificatisi ad Okinawa, dove i militari USA violentavano e uccidevano impuniti la gente del posto.

Come dicevamo però nel 2009, per la prima volta nel dopoguerra ha vinto le elezioni il partito democratico di Yukio Hatoyama, che certo non è anti-americano ma non è quel “servo” che erano i suoi predecessori del partito Conservatore.

Proprio il suo governo in questi giorni ha confermato che all’epoca della Guerra Fredda gli USA hanno imposto al suo paese accordi, finora segreti, che permettevano di mantenere in suolo giapponese armi nucleari e di portare e riprendere queste armi senza il permesso del governo giapponese.

Più precisamente gli accordi erano quattro, il primo firmato ai tempi di Nixon, e la notizia sull’esistenza di questi ha sicuramente irritato l’opinione pubblica giapponese.

Il premier giapponese, che comunque non ha voluto dare alla questione l’aspetto di una polemica con Washington, ha spiegato che per lui è importante che questi accordi, ancora in vigore, cambino e il Giappone non abbia più armi nucleari sul suo suolo.

Un traguardo importante che molti paesi, compresa l’Italia, seguono da tempo ma che non sono riusciti a raggiungere per via delle basi militari americane.

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