G8, tra Allende e Pinochet scegliamo sempre il primo

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da: RINASCITA

di: michele mendolicchio


Anche se la giustizia arriva quasi sempre in ritardo e spesso non arriva affatto, la condanna da parte della Corte d’Appello nei confronti dell’ex capo della polizia De Gennaro a un anno e quattro mesi per i gravissimi fatti alla scuola Diaz ci sembra più che legittima.


Non poteva non sapere l’allora capo della polizia dell’irruzione alla scuola Diaz dove i poliziotti in assetto anti-sommossa si lasciarono andare ad ogni genere di violenza nei confronti di manifestanti inermi. Al g8 di Genova del 2001 si manifestò contro le politiche del mercato unico dei padroni del mondo e contro le guerre preventive.

Si trattò dell’ultima grande manifestazione di protesta contro i cosiddetti Grandi del mondo, repressa in modo brutale. Con il pretesto della difesa della cosiddetta “zona rossa” si consumarono violenze e soprusi da parte delle forze dell’ordine. E’ vero che dall’altra parte i cosiddetti black block si lasciarono andare a distruzioni, soprattutto dei simboli del potere finanziario ovvero le banche, tutto sommato non a torto, ma per fermarli sarebbe bastata più organizzazione e una seria pianificazione dell’ordine pubblico.

Invece si decise di aggredire con cariche di una violenza inaudita anche i cortei pacifici che manifestavano la giusta contrarietà verso le politiche di schiavizzazione dei popoli.

Ma l’evento più  grave avvenne alla scuola Diaz, dove ci fu l’irruzione dei poliziotti che si lasciarono andare a dei pestaggi inauditi, proseguiti poi alla caserma Bolzaneto, con l’appendice di vere e proprie torture. Cose del genere le abbiamo viste solamente nei regimi sudamericani, dove migliaia di persone sono state torturate e fatte sparire dai militari golpisti. Tra Allende e Pinochet nessun dubbio di scelta.

 
Oltre a De Gennaro è stato condannato ad un anno e due mesi anche l’ex capo della Digos Mortola per aver coperto la mattanza. Nel processo di primo grado erano stati assolti per insufficienza di prove, ora il verdetto è stato capovolto. Certo la soddisfazione della condanna è relativa in quanto si tratta solamente di un atto simbolico, visto che i reati sono da tempo prescritti.

D’altronde anche la condanna di qualche mese addietro nei confronti di 25 poliziotti autori delle violenze alla Diaz, ribaltando la sentenza di primo grado, è puramente simbolica in quanto non passeranno nemmeno un giorno in carcere. Per la corte d’Appello i capi delle forze dell’ordine non potevano non sapere e quindi per questo sono stati ritenuti colpevoli.


Ricordiamo che all’epoca dei gravissimi fatti al ministero dell’Interno c’era un certo Scajola e si vede che anche allora soffriva di carenza di fosforo: forse anche quelle violenze avvenivano a sua insaputa? Non si vuole affatto dare addosso ai poliziotti e ai suoi vertici ma quello che è accaduto alla scuola Diaz e poi alla caserma Bolzaneto non può trovare nessuna attenuante.

E soprattutto di colore politico, altrimenti si giustifica tutto. Non può in nessun modo passare il principio, da molti condiviso, che va bene quando i poliziotti pestano i “comunisti” e va male quando tocca ad altri. Anche se si trattasse di “negri” la nostra posizione non cambierebbe in nessun modo, perché le violenze dei tutori dell’ordine sui neri senza giustificato motivo le abbiamo viste quasi esclusivamente in America e hanno schifato tutti gli uomini liberi.   


Ma torniamo alle condanne per i fatti di Genova 2001. I vertici della polizia ritenuti dalla seconda sezione della Corte d’Appello responsabili di aver istigato i poliziotti e soprattutto l’ex questore Colucci a mentire su quelle inaccettabili violenze dovranno anche risarcire le parti civili. “Sono senza parole”, questa la reazione di Mortola, attualmente vicequestore di Torino.

Ma senza più parole per quelle violenze stile regimi sudamericani restarono, nel 2001, tutti i cittadini italiani e del mondo. Ora la palla passa alla Cassazione che dovrà decidere se stare dalla parte dei cittadini liberi o dalle parte dei “colonnelli”.

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