Finanza Islamica, la soluzione possibile

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da:Islam-Online.it

di  Paolo Youssef Antognoli

 Vogliamo rendere noto il sistema finanziario islamico, ignorato dalla maggioranza degli occidentali 

 

Questi due anni di crisi economica e finanziaria che ha attanagliato (e sta tuttora attanagliando) l’Europa e buona parte del mondo occidentale, hanno reso ancora più evidente il fallimento globale del sistema capitalistico ed economico che si è imposto nel mondo “occidentale” a partire dalla seconda metà del secolo scorso.


Tante sono le ricette proposte, ma tutte si basano su un concetto profondamente sbagliato: la sovranità della “moneta” e della “speculazione finanziaria” come cardine dell’intero sistema; un sistema basato sul niente, su operazioni virtuali, totalmente svincolate da attività reali e tangibili.


Ma esiste una soluzione a questo problema, una soluzione che finalmente riporterebbe l’attenzione sul concreto e soprattutto sull’uomo, oggi considerato una mera appendice del cosiddetto mercato.

Questa soluzione si chiama FINANZA ISLAMICA.


Ma oggi, nel nostro occidente politically correct tutto quanto è islamico è visto con sospetto e, per paura di essere costretti ad apprezzarne gli aspetti positivi, tutti gli attori economici (e politici), preferiscono ignorarlo.

Da qui, il mio modesto contributo alla conoscenza di questo sistema, basato sul Corano e sulla Sunnah che, a prescindere dalle sue implicazioni religiose, rappresenta a mio parere il migliore modello economico tra tutti quelli esistenti.

 

La finanza islamica (che comunemente viene fatta coincidere con l’avvio, nel 1963, della Cassa di Risparmio diMit Ghamr, fondata dall’economista Ahmadal-Najjar) segue la Sharia’a, che fissa in materia di finanza alcuni principi capitali:

1) il divieto di chiedere interessi (riba), considerati una forma di usura (divieto valido per tutte le religioni monoteistiche, ma che nel concreto non è stato rispettato dal cristianesimo e dall’ebraismo);

2) la condivisione dei rischi e dei profitti tra creditore e debitore;

3) Haram e Halal: ossia il divieto di investire in attività illecite secondo la Sharia’a;

4) l’obbligo di appoggiare tutte le transazioni finanziarie su di un attivo reale, e ciò in teoria esclude il ricorso a prodotti derivati, ossia:

a) il divieto dell’incertezza (gharar)

b) il divieto della speculazione (maysir)

Il denaro, per crescere, deve essere investito in attività concrete e produttive; le banche islamiche si distinguono così in modo sostanziale dalle banche occidentali.


Ad esempio, piuttosto che concedere un mutuo a una persona che vuole comprare una casa, riscuotendo in cambio un interesse sul prestito, la banca acquista direttamente la casa e poi la concede in affitto al cliente, che si impegnerà a versare la cifra corrispondente in più rate mensili, pagando una commissione sul servizio ottenuto. Quando avrà pagato tutte le rate, il cliente diventerà il proprietario della casa.


Il sistema bancario islamico – soprattutto in questo periodo di crisi finanziaria globale – costituisce un’alternativa al sistema bancario convenzionale basato sul concetto di interesse. Operare secondo i precetti della Sharia aiuta il raggiungimento degli obiettivi socio-economici della società islamica (che altro non sono che gli obiettivi socio economici dell’umanità, che Allah nella sia onniscienza ha voluto per tutti i credenti).


Le banche islamiche adottano il principio del “Mudaraba”, basato sul concetto di compartecipazione sulla fiducia, come base per i rapporti tra le banche e l’investitore o il cliente depositante. Secondo questo concetto, le banche non hanno la facoltà legale di restituire la somma investita in caso di perdita a meno che non sia acclarato un comportamento negligente della banca (o nel caso in cui essa abbia violato i termini degli accordi di “Mudaraba”).


D’altra parte, quando la banca fornisce il capitale all’investitore sulle basi di un contratto di “Mudaraba”, essa non può richiedere la restituzione del capitale se vi è una perdita nel corso dell’investimento a meno che da parte dell’imprenditore non vi sia stato un comportamento scorretto o lo stesso abbia violato i termine dell’accordo di “Mudaraba”. In entrambi i casi, chi ha fornito il capitale affronta il rischio di una possibile perdita del suo investimento.

 

I contratti e le operazioni poste in essere in ambito islamico si possono sintetizzare in:

 

Bai Salam: contratto di vendita nel quale il compratore paga in anticipo i beni che gli saranno consegnati in futuro. Questo tipo di finanziamento è spesso usato quando un fabbricante ha bisogno di capitali per produrre un prodotto finito per l’acquirente. In cambio del pagamento in anticipo, il compratore usufruisce di un prezzo molto favorevole.


Bai Muajjal: contratto che riguarda la vendita di beni su una base di pagamenti differiti. La banca o il finanziatore comprano i beni per conto del commerciante. La banca poi vende i beni al cliente a un prezzo stabilito, che includerà un aumento di prezzo che costituirà il profitto della banca o del finanziatore. L’imprenditore pagherà l’intero importo a una scadenza prestabilita o farà un pagamento rateale lungo un periodo concordato.


Ijara (Affitto): contratto nel quale la banca o il finanziatore compra e affitta i beni all’imprenditore dietro il pagamento di un compenso. La durata dell’affitto così come il pagamento sono stabiliti in anticipo. La banca rimane proprietaria del bene. Questo tipo di contratto costituisce un classico prodotto finanziario islamico.


Ijara wa Iqtina (Affitto con riscatto): contratto simile all’Ijara tranne che per il fatto che l’imprenditore si assume la responsabilità di acquistare i beni alla fine del periodo di affitto. I pagamenti effettuati in anticipo costituiscono parte del prezzo di acquisto. Questo tipo di contratto basato sull’affitto con riscatto è comunemente usato per i finanziamenti immobiliari.


Istisna (Pagamenti progressivi): contratto di acquisto di beni nel quale il prezzo è pagato progressivamente secondo l’avanzamento del lavoro. Un esempio è costituito dall’acquisto di un immobile in costruzione nel quale i pagamenti al costruttore sono effettuati secondo gli stati di avanzamento dei lavori completati.


Murabaha: contratto di vendita tra la banca e il suo cliente per la vendita di beni a un prezzo più un margine di profitto per la banca stabilito. Il contratto consiste nell’acquisto di beni da parte della banca che poi li vende al cliente con un sovrapprezzo stabilito. Il rimborso è solitamente rateale.


Mudaraba (Finanziamento fiduciario): accordo tra due parti delle quali una fornisce il 100% del capitale per un affare e l’altra, indicata come il “mudarib”,conduce l’affare usando le sue capacità. I profitti derivanti dall’affare sono distribuiti secondo percentuali stabilite in anticipo. Le perdite sono a carico solamente di chi fornisce il capitale mentre il “mudarib” perde solo il tempo, gli sforzi e la possibilità del guadagno derivanti dall’operazione. Il management è costituito unicamente dal “mudarib”. Il “mudarib” non partecipa alle perdite per la semplice ragione che, secondo i dettati della finanza islamica, uno non può perdere denaro se non ne ha contribuito all’apporto. Questo è uno dei modi più comuni di finanziamento islamico.


Musharaka: questo è un classico accordo di compartecipazione. Tutte le parti contribuiscono al finanziamento di un affare. Le parti concordano in anticipo la percentuale dei profitti mentre le perdite sono divise secondo le quote di partecipazione al progetto. La spiegazione di ciò va di nuovo cercata nei fondamenti della finanza islamica, sempre per il motivo che uno non può perdere ciò che non ha contribuito. Il management dell’impresa è costituito da tutti, da alcuni o solo da uno dei compartecipanti.


Qard Hassan: prestito senza interessi per scopi benefici o per eseguire finanziamenti a breve termine. Chi riceve il prestito è obbligato unicamente a restituirne l’intero importo anticipatogli.


Takaful: forma di assicurazione islamica basata sul concetto coranico del Ta’awon o mutua assistenza. Essa assicura la protezione dei beni e delle proprietà e offre una congiunta divisione del rischio in caso di perdita di uno dei suoi membri. Takaful è simile a una comune assicurazione nella quale i membri sono sia gli assicuratori che gli assicurati. Il criterio convenzionale di assicurazione è proibito nell’Islam perché presenta molti elementi “haram” (illeciti) includenti “gharar” e “riba”.

 

Oggi si stima che l’industria dei servizi finanziari islamici, presente in oltre 65 paesi gestisca fondi per circa 750 miliardi di dollari e continui a crescere al ritmo del 10% -15% all’anno.

Le banche totalmente islamiche o dotate di uno sportello islamico sarebbero quasi 350 ed oltre 250 i fondi d’investimento seguono i principi dellaShari’ah.


Il mercato dei titoli islamici, sukuk, conta ormai quasi cento emittenti corporate o pubblici, mentre le assicurazioni islamiche o comunque dotate di sportello islamico sarebbero quasi un ottantina.


Al hamdu liLlah preghiamo Allah affinché questi numeri continuino a crescere, per il bene della nostra anima e per una equa e giusta redistribuzione della ricchezza.

Allahu Akbar.


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