FIAT,FIOM E DINTORNI

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da: Circolo Clemente Graziani

 

Essendo degli inguaribili ottimisti credevamo che dopo Valletta, alla Fiat, non si vedessero più quei tempi bui e repressivi. Che cosa ha fatto Valletta? A metà degli anni ’50 ha licenziato 1.500 operai, praticamente tutta la parte attiva del sindacato,per poter meglio continuare nella sua opera di sfruttamento; non siamo proprio ai tempi dello sfruttamento dei bambini di Manchester o Liverpool, ma poco ci manca.


Adesso, invece, è arrivato Marchionne al cui  confronto Valletta sembra un dilettante allo sbaraglio.

Tutti i santi giorni, non ultimo anche ieri, ha ribadito che se al “ referendum” indetto a Mirafiori vincono i no, lui chiude e se ne va all’estero a produrre auto.

Ci sembra che l’esito del voto referendario lo abbiano già deciso Marchionne ed i sindacati, Uilm,Fim, Ugl ed altri,che i lavoratori votassero pure “liberamente”, ma con la pistola puntata alla tempia.


Ma cosa ha fatto di buono Marchionne?

Considerando che in Italia non era più possibile andare avanti con gli aiuti statali se ne andato in America a raccattarli, i suoi sodali sostengono che dovrà restituirli e questo è vero, ma dimenticano di dire che li restituirà con una linea di credito a breve e lungo termine: praticamente soldi Fiat non né tira fuori e continua a far ingrassare le banche sfruttando la forza lavoro. Ha tentato la stessa manovra con la Opel ma gli è andata male: la Merkel ha voluto conoscere per filo e per segno il piano e poi gli ha candidamente risposto che certe cose, in Germania, non si fanno: quanto sarebbe bello se i politici italiani imparassero!


Ma siamo sicuri che Marchionne manterrà gli impegni? Né dubitiamo, anche in considerazione dei precedenti: fino ad un anno fa per Termini Imerese c’era un accordo firmato, non con i sindacati ma con il Ministero dell’Industria ( capito Sacconi ? ), nel quale si confermava la volontà di raddoppiare la capacità produttiva dello stabilimento ed abbiamo visto tutti come va a finire: Termini Imerese chiude, alla faccia degli accordi sottoscritti dal manager con il golfino.


Per imporre quegli accordi, che di fatto annullano il contratto nazionale di lavoro firmato da Confindustria, la Fiat ha dovuto creare nuove Società, che non aderiscono a Confindustria , e che, pertanto, non riconoscono la validità del Contratto Nazionale. Una volta si diceva con una fava due piccioni: la Fiat si libera del sindacato “ scomodo”, la Fiom, si libera di Confindustria, distrugge le relazioni sindacali in Italia, crea un pericoloso precedente ed instaura la dura legge del capitalismo più bieco ed ottuso. Niente male per i lavoratori e l’Italia.

In tempi di crisi le altre industrie automobilistiche di tutto il resto del mondo, per cercare di combatterla, hanno aumentato l’offerta di modelli, la Fiat cerca aiuti di Stato, prima solo in Italia adesso in tutto il mondo; praticamente quando guadagna, guadagnano gli azionisti,quando rimette, rimettono le nazioni; anche questa è una ben strana politica industriale.


Il costo del lavoro è alto, in Italia,dell’assenteismo neanche parlarne,la produttività è troppo bassa, ci dice Marchionne, per questo ho dovuto, praticamente, disdire il Contratto Nazionale e fare nuovi accordi, ma,francamente, ci sembra una ottima scusa per poter giustificare il suo disimpegno dall’Italia. Non ci credete? In italia i tedeschi stanno già producendo auto, alla Lamborghini,e continueranno a produrle senza fare accordi separati e senza disdire il contratto nazionale. Ma forse che, per i tedeschi, il costo del lavoro è differente,l’assenteismo non esiste,la produttività è migliore di quella della Fiat ? Non crediamo, crediamo che le industrie tedesche siano in grado di elaborare e gestire una politica industriale che porti dei benefici sia a chi lavora che all’azienda stessa, continuano a fare utili per una sana gestione aziendale e non sulla pelle dei lavoratori – basta guardare gli ottimi risultati di vendite ottenuti nel 2010 da Volkswagen. Ma in Germania e Francia il costo del lavoro, e tutte le altre scuse avanzate dalla Fiat, sono meno accentuate che in Italia? Renault e Volkswagen non hanno delocalizzato i loro stabilimenti ma continuano a produrre nei loro Paesi per il semplice motivo che, avendo una visione nazionale dell’economia, sanno benissimo che chiudendo le loro fabbriche creerebbero un problema sociale, che non vogliono creare, in quanto la loro visione è, contemporaneamente, il bene dell’Azienda ed il bene di chi lavora e, di conseguenza, della Nazione.


E per finire parliamo di quanto guadagna Marchionne: si dice 100 milioni di euro, per questo anno, avete capito bene 100 milioni di euro. A parziale giustificazione si sostiene la tesi che buona parte di quei soldi sono dovuti per i risultati economici ottenuti. Ma la Fiat auto è in remissione, guadagna la Fiat veicoli industriali ed il comparto delle macchine operatrici, che guadagnavano anche prima di Marchionne. Il problema delle stock options, o premi legati ai risultati economici, ai managers in Italia è abbastanza strano: i premi, per la maggior parte, sono legati alla valutazione del titolo azionario e, normalmente, le azioni aumentano quando si licenzia. I managers italiani, con questo sistema di premi, sono spinti a scelte utilitaristiche, immediate,che facciano rivalutare il titolo in borsa, non pensano minimamente ad una politica industriale premiante fra 10 o 20 anni, non pensano al futuro dell’azienda.


Per questi motivi ci schieriamo a fianco della Fiom anche in considerazione del fatto la sua “ casa madre”, la CGIL, ha tanta voglia di far tornare sui suoi passi il sindacato dei metalmeccanici e fare un accordo con Marchionne.

Avanti, verso il futuro, sempre a fianco del popolo.

 

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