Esplosioni controllate e pronostici

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da: byebyeunclesam

 

Per capire che cosa sta accadendo a Tripoli bisogna considerare innanzitutto il quadro strategico. Non siamo di fronte a rivolte spontanee, ma indotte che mirano a replicare nel nord Africa quanto avvenuto alla fine degli anni Ottanta nell’ex Unione Sovietica. Anche allora la rivolta partì da un piccolo Paese, la Lituania, e all’inizio nessuno immaginava che l’incendio potesse propagarsi ai Paesi vicini e non era nemmeno ipotizzabile che l’URSS potesse implodere. Il Maghreb non è l’Unione Sovietica e non esistono sovrastrutture da far saltare, ma per il resto le analogie sono evidenti. La Tunisia è il più piccolo dei Paesi della regione ed è servito da detonatore per la altre volte. A ruota è caduto il regime di Mubarak, la Libia è in subbuglio, domani forse Teheran e, magari sull’onda, Algeria, Marocco, Siria. Che cos’avevano in comune i regimi tunisini, egiziano e libico? Il fatto di essere retti da leader autoritari, ormai vecchi, screditati, che pensavano di passare il potere a figli o fedelissimi inetti.
Non è un mistero: le rivolte sono state ampiamente incoraggiate – e per molti versi preparate – dal governo americano, come dimostrato qui e qui. Da qualche tempo Washington riteneva inevitabile l’esplosione del malcontento popolare e temendo che a guidare la rivolta potessero essere estremisti islamici o gruppi oltranzisti, ha proceduto a quella che appare come un’esplosione controllata, perlomeno in Egitto e in Tunisia. Perché controllata? Perché prima di mettere in difficoltà Ben Ali e Mubarak, l’Amministrazione Obama ha cementato il già solidissimo rapporto con gli eserciti, i quali infatti non hanno mai perso il controllo della situazione e sono stati gli artefici della rivoluzione. Non scordiamocelo: oggi al Cairo e a Tunisi comandano i generali, che anche in futuro eserciteranno un’influenza decisiva. Washington ha vinto due volte: si è assicurata per molti anni a venire la fedeltà di questi due Paesi e ha messo a segno una straordinaria operazione di immagine, dimostrando al mondo intero che l’America è dalla parte del popolo e della democrazia anche in regimi fino a ieri amici.
(…)

Da Libia e Gheddafi: cosa c’è (davvero) dietro la rivolta, di Marcello Foa.

E Fidel prevede che…:
L’Avana, 22 febbraio – “Quello che è assolutamente evidente è che il governo degli Stati Uniti non si interessa minimamente della pace in Libia, e non esiterà ad ordinare alla NATO di invadere questo Paese ricco”. Così Fidel Castro fa sentire la sua opinione su quanto sta succedendo in Libia, affermando che una mossa in questo senso potrebbe essere “un questione di ore o di pochi giorni”.
“Una persona onesta sarà sempre contro qualsiasi ingiustizia che si commetta in qualsiasi Paese del mondo”, ha scritto l’ex lider maximo cubano in una delle sua famose “Reflexiones” denunciando “il crimine che la NATO si prepara a commettere contro il popolo libico”.
(Adnkronos/Dpa)

Meglio prevenire che curare.

Un’ampia gamma di opzioni”
New York, 23 febbraio – La repressione in Libia ‘viola le leggi internazionali’ ed è contraria ai diritti umani, che non sono negoziabili, e i responsabili dovranno risponderne. Lo ha detto il presidente USA chiedendo di porre fine al mostruoso ed inaccettabile bagno di sangue. Obama ha poi annunciato che gli Stati Uniti stanno esaminando ‘un’ampia gamma di opzioni’ per azioni contro il Paese nordafricano e che il suo governo ha predisposto piani di evacuazione per gli americani.
(ANSA)

Do you remember Kosovo 1999?
Bruxelles, 24 febbraio – Tra le opzioni che l’Unione Europea sta considerando nella preparazione dei piani sulla Libia c’è anche l’ipotesi di un intervento militare a carattere umanitario. Lo hanno rivelato fonti UE, secondo cui “questa è una possibilità su cui stiamo lavorando”. Si tratta di “una questione difficile e complessa”, hanno sottolineato le fonti, ricordando che “qualsiasi tipo di intervento militare richiede ovviamente una cornice legale”.
(Adnkronos)

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