E’ tempo di guardarsi in faccia

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

La Nostra Breve Storia

Cari lettori, è tempo di guardarsi in faccia e fare il punto della situazione. Il Centro Studi L’Arco e La Clavaè nato come una realtà anomala che ha sempre proposto un’ informazione anomala. Siamo comparsi sulla scena mediatica proponendoci contemporaneamente al pubblico dellasinistra antagonista quanto della destra radicale. Le nostre prime pubblicazioni hanno riscosso immediatamente molte critiche e altrettante attenzioni.   Chi ci segue da circa un anno si è sicuramente reso conto di come il centro studi ha intenzione di affrontare i problemi politici, sociali, economici e culturali. Noi non siamo mai stati riconducibili ad una determinata area politica e fortunatamente! Questo ci ha sempre permesso di affrontare i problemi del presente senza nesun pregiudizio esenza nessuno steccato ideologico che tracciasse dei confini netti entro cui svolgere le nostre critiche.


La libertà di kritik è sempre stato l’unico postulato del Centro Studi L’arco e La Clava e mai verremo meno a questo concetto - sfida che ci siamo prefissati. Con il tempo abbiamo saputo proporre ai lettori delle analisi critiche o dei semplici approfondimenti senza considerare nessuna “verità dicotomica“, ma, al contrario, abbiamo sempre aperto le porte per un libero confronto. Nel maggio scorso abbiamo inaugurato l’iniziativa culturale “I volti di Marx” con cui abbiamo voluto analizzare dettagliatamente un pensatore cardine della storia moderna. L’iniziativa ha riscosso un notevole successo anche grazie alla collaborazione di altre piattaforme miltimediali riconducibili alla destra radicale quanto alla sinistra antagonista. La vera importanza di quell’iniziativa, al di là del mero approfondimento, è stata quella di portare in luce gli aspetti fondamentali delle teorie marxiante che tornano nei grandi intellettuali del socialismo nazionale quanto, ovviamente, del socialismo internazionalista. L’iniziativa ha saputo estrarre dalle rovine della memoria ciò che si fingeva di non sapere. Abbiamo cercato di dimostrare alla sinistra fascista che Marx ha detto e scritto cose che loro routinariamente affermavano, abbiamo dimostrato alle sinistre antagoniste che gli intoppi marxiani e leninisti sono stati approfonditi, criticati e risolti da molti socialisti nazionali, quanto da molti comunisti post-marxisti (si pensi a Castoriadis).


I volti di Marx” è stata per noi un’iniziativa dal significato fondamentale. Da allora ci siamo sempre più impegnati nella ricerca e nella critica, abbattendo regolarmente tutti i paletti delle ideologie liberali e liberiste e sfuggendo alla rete del fanatismo conforme della sinistra antagonista e della destra radicale. Abbiamo portato all’attenzione dei lettori spunti che avevano perso colori e simboli. Abbiamo trattato le critiche più moderne e abbiamo sviluppato analisi dei filosofi più antichi, ma sempre con una libertà che ci ha sempre contraddistinto. Tra i nostri ispiratori si possono trovare le figure più antitetiche, da Darwin, a La Rochelle, da De Benoist a Castoriadis, daGramsci e Canfora a Zygmund Bauman e Faye, da Leopardi a De Duve, da Karel Kosik a Giovanni Gentile, passando per EvolaStirner,SmithRicardoHegelKantLockeHobbesPlatoneSant’ Agostino,DuginBobbioSorel,  Thiriart, e la lista potrebbe continuare per ancora molto. Il nostro terreno d’azione è la cultura storico-filosofica e politica. Questo metodo libero da pregiudizi ci ha anche permesso di raggiungere posizioni politiche che stavano talvolta da una parte, talvolta dall’altra. Ma non è questa la sede giusta dove parlare dei nostri pensieri, chi ci legge già sà ed è sempre stato pronto a condividere o criticare attivamente. La scleta dei nostri stessi collaboratori e simpatizzanti del sito si è sempre basata su questo presupposto. Abbiamo contattato ragazzi con progetti paralleli e diversissimi tra loro a livello politico, siamo riusciti, nel nostro piccolo, a creare un minuscolo polo culturale che tratti di politica, storia, geografia politica, sociologia, scienza ed architettura. 

 

La scelta di partecipare alla creazione della CONFEDERATIO si è inserita in questo nostro modo di procedere. Sin dall’incontro di Isola Farnese, anche se non sottolineato dei punti cardine del programma, è trasparsa la volontà di creare una dialettica nuova. La creazione avrebbe previsto che ogni autonomia avesse portato al grande tavolo della kritik la propria storia, il proprio pensiero, mettendolo a disposizione degli altri confederati. Ma una volta messo il proprio pensiero a disposizione bisognava anche essere in grado di far tesoro degli altri pensieri poggiati al tavolo. Questo modus operandi avrebbe permesso la creazione, nel rispetto delle autonomie ed anzi proprio in forza alle autonomie, di una comunità nuova. Ogni comunità si fonda sull’importanza dell’individuo che per noi veniva rappresentato dalla libertà di ogni gruppo aderente. La confederatio come comunità. Perchè in un mondo in cui l’individuo non è nessuno e non è niente, la creazione di un individuo proiettato in una comunità è il gesto più rivoluzionario che ci potevamo permettere.

 

E come ogni comunità che si rispetti vi deve essere il tempo dell’incontro e il tempo dello scontro. Questi momenti, che sono il cuore stesso di un sistema di individui in comunità, è finalizzato ad una crescita della comunità stessa. Una crescita che non deve essere omologante e livellatrice, perchè non esiste comunità senza diversità. Una crescita dinuove ideenuovi linguagginuova esteticanuove analisi e nuovi tentativi di risolvere i, tanti, problemi della nostra civiltà. Eppure questo non c’è stato.

Piccole teorie nascenti

Gli uomini liberi della confederatio, ad un dato punto, hanno sentito la paura che la libertà ha sempre generato. L’unica molla rivoluzionaria a nostra disposizione era quella di creare una comunità eterogenea, nuova, ma ugualmente estrema, eppure questo meccanismo non è stato messo in funzione. Nei giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità di leggere diversi commenti dei nostri lettori: c’è stato chi ci ha consigliato di non donare le perle ai porci, c’è stato chi ci ha invitato a portare avanti questo nostro processo critico moderno, c’è stato chi ci ha consigliato uno sfondamento a sinistra e chi uno sfondamento a destra.


 Tra la moltitudine di commenti, messaggi privati e mail è balzata ai nostri occhi la “teoria del ponte“, secondo cui gli uomini della confederatio si stanno muovendo da una sponda del fiume verso un’altra, ad oggi ancora semi sconosciuta. In questo attraversamento però risulta fondamentale guardarsi indietro, senza nostalgismi, per carità, ma guardare con rispetto alle nostre radici. Poco dopo è nata le teoria “della sintesi” che vorrebbe veder unito il blocco eretico di sinistra antagonista con il blocco eretido di destra radicale, salvo però incappare in qualche paradosso antifascista e anticomunista. Noi non ci troviamo d’accordo nè con gli uni nè con gli altri e contribuiamo a proporre una diversa e piccola teoria.  Per noi bisogna essere selettivi e mantenere una linea retta che accolga tutte le correnti di pensiero non più anti – imperialiste o anti – capitaliste, ma finalmente post-.

 

Questa è la nostra grossa sfida. Ogni autonomia con il suo pensiero e con il suo metodo, ma una comunanza d’intenti che permetta di guardare alle sfide del presente. Ricordiamoci che gli uomini della confererato hanno già passato “il ponte” portando con sè tutto ciò che reputavano importante dell’altra sponda. Ora il cammino è troppo ripido e faticoso per perdere tempo a guardare indietro, quel che abbiamo nello zaino lo abbiamo già scelto con estrema cura.  Quindi vediamo di non scadere nel banale. L’antifascismo praticato dalle sinistre antagoniste non ha assolutamente nulla di diverso dall’anticomunismo. Fino a quando ci sarà gente che espone facce di Guevara con divieti, e ci saranno militanti dichiaratamente anti-comunisti non ci si può certo aspettare che non esistano gli anti-fascisti. E il discorso è valido ovviamente al contrario. Il nostro Centro Studi voleva toccare temi ben diversi dalle “alleanze”. Tale logica la lasciamo volentieri agli anni 70 della partitocrazia e dello scontro fine a se stesso, di cui oggi possiamo gustare il futuro donatoci dai fascisti atlantisti e dai cattocomunisti.

 

Per noi la CONFEDERATIOdeve abbandonarsi ad un libero incontro, ad una libera critica, ad una libera cultura, senza bisogno di steccati ideologici e dicotomici. Con il nostro centro studi stiamo portando avanti un analisi che crediamo abbia evidenziato alcuni spunti splendidi di Marx, come abbia dimostrato alcuni spunti splendidi di pensatori come La Rochelle. Ribadiamo quindi che la confederatio è formata da uomini che hanno già portato nel loro zaino quel che reputavano importante (il loro pensiero) e sono li a metterlo a disposizione di altri che faranno lo stesso, come sono li ad aspettare che altri portino nuovi contributi. Non c’è fine alla critica e all’analisi di questa società. Noi non ci sentiamo fascisti perchè ci rifacciamo al fascismo più eretico che c’è stato.

 

Noi non ci dichiariamo comunisti perchè ci rifacciamo al comunismo più eretico che c’è stato. Sognare oggi due grossi blocchi – che allo stato attuale sono la negazione della cultura, dell’innovazione e della rivoluzione – che si uniscono contro il sistema è follia utopica. Sognare gente che provenga dalle frange più libere di quei due gruppi e collabori per creare  una comunità fondata su pensieri nuovi in cui non esiste più il ”noi” e il “voi”, è tutt’altro discorso. Se la confederatio ragionasse in altri termini non avrebbe alcun senso, potremmo tranquillamente schierarci con Fiamma Tricolore o Sinistra Ecologica.

 

Vogliamo o no creare questo laboratorio di idee? Fino a quando si guarderà il ponte con il torcicollo e fino a quando la confederatio verrà intesa come punto d’incontro per eventuali alleanze temporanee contro un nemico comune, tutti i progetti finiranno con un nulla di fatto. Anche il discorso storico non regge più. Le dinamiche di oggi non sono più le dinamiche di 20, 30 e 100 anni fa. Serve urgentemente un nuovo Thiriart, un nuovo Marx e un nuovo Darwin. E anche le affermazioni politico-storiche non hanno motivo di essere scomodate. Dove erano i socialisti quando bisognava difendere l’Europa e la politica sociale negli anni 40? Quelli che si sacrificarono furono pochi, gli altri gridarono alla liberazione, donandoci un Europa americanizzata, capitalista e liberoscambista. Dove era il fascismo-movimento di De Felice durante gli anni 70? Erano pochi quelli che si sacrificarono, gli altri gridarono ad Almirante e all’alleanza atlantica.

 

E quali sarebbero oggi questi grossi critici estremisti? Noi, oggettivamente, non li vediamo. Non ne leggiamo le idee e quando li troviamo nelle strade, nelle piazze, crediamo sia opportuno voltarsi perchè lo scempio artistico è eccessivo. La confederatio deve creare comunità e idee, non deve mirare a creare nuove sigle propense allo sfondamento a sinistra, piuttosto che allo sfondamento a destra. Ma quale sfondamento? La logica rautiana la rigettiamo in blocco. Noi non miriamo a nessuno sfondamento che è frutto di una logica partitica e oligarchica. Noi allo sfondamento preferiamo il lavoro nel presente. Non miriamo a rubare la gente a nessuno per portarla dove ci fa comodo. Noi miriamo a crearecon i nostri lettori e i nostri simpatizzandi nuove idee, non vogliamoportarli come oggetti verso le idee che non abbiamo in testa. Le nostre parole d’ordine sono chiare:

  • Nuove teorie POST- e non più ANTI-
  • Nuova estetica e nuovo linguaggio che scardinino un intero sistema di miti, immagini e parole fossilizzati nelle memorie della destra radicale e della sinistra antagonista
  • Confederazione come comunità
  • Approdo al progetto confederativo di realtà che hanno vissuto il disagio tanto del neofascismo quanto del neocomunismo
  • Proposta che debba raggiungere un pubblico aperto senza pregiudizi e senza colori

Per far ciò le autonomie sono necessarie, ma devono remare nella stessa direzione. Se gli aderenti si faranno portavoce dei progetti di “ponti”, di “alleanze” impossibili, di antifascismi e anticomunismi ormai deleteri, se si proporranno solo a un pubblico selezionato secondo il colore, il progetto sarà solo una, ulteriore, buffonata. Se deve essere fondata una Confederatio Nera o una Confederatio Rossa, noi del C

Centro Studi L’Arco e La Clava non ne prenderemo parte, perchè vedremmo fallire tutto ciò per cui  lavoriamo ogni mese. Vedremmo fallire un tentativo di comunità, vedremmo fallire un tentativo di avvicinarsi ai problemi del presente con gli occhi di chi veramente vuol capire e vuol cambiare, vedremmo fallire la nostra lotta alla visione dicotomica della politica, vedremmo fallire la nostra voglia di aprirsi a tutti i pensieri e a tutte le critiche.

Noi, nel nostro piccolo, siamo fedeli e coerenti. Non abbiamo avuto bisogno di paragonarci con la partitocrazia e con la sua clientela alquanto discutibile, non abbiamo avuto bisogno di rivolgerci ad un pubblico colorato, non abbiamo avuto nemmeno bisogno di guardare all’estrema destra e all’estrema sinistra di questo benedetto ponte, perchè finiremmo solo per crollare per terra dal mal di testa. La realtà così è se vi pare affermava un saggio Pirandello. Il nostro piccolo contributo lo abbiamo dato anche questa volta, sperando che il tutto arrivi ai nostri lettori quanto ai progetti autonomi che da sempre supportiamo. Facciamo così nostra una frase di Bollettino Socialista Patria con una piccola aggiunta:

“Non esistono uomini di estrema destra e uomini di estremasinistra, ma il sistema e i suoi nemici”

Perché diciamo ciò?

Prima di tutto occorre ricordare che noi siamo un Centro Studi culturale, e che secondo questa allocuzione il nostro scopo primario non è fare politica. Fare politica vorrebbe dire partecipare al gioco delle parti e delle maschere, cosa che non fa per noi.  Con ciò non vogliamo dire che siamo superpartes, ma più semplicemente che ci occupiamo delle idee, e che queste non hanno colore, ma sono frutto di un processo logico e strutturale. E’ attraverso le idee che, a nostro avviso, si può portare avanti un processo realmente rivoluzionario, non attraverso la politica in senso stretto.

 

 Attuare un processo rivoluzionario non significa non avere idee politiche, bensì sfruttarle come trampolino di partenza, per tuffarsi coraggiosamente in un pozzo senza fondo; un pozzo dove non si sa come e quando si arriverà, ne se saremo noi ad arrivare a quel tanto sperato e agognato fine.Q uel che occorre fare è mettere le proprie basi in una fucina. In un forno capace di cuocere e amalgamare tutto ciò che è utile al suo impasto:  idee. Rimanere rinchiusi nel proprio sostrato  socioculturale non può portare a nulla di nuovo, nulla di rivoluzionario, poiché il fascismo degli anni venti e comunismo degli anni cinquanta ad oggi non lo sono più.


La confederazione, benché sia nata con alcuni punti strutturali che non condividiamo appieno,  a nostro avviso era una possibilità di far collassare questi stessi punti cardine per crearne nuovi e a noi sconosciuti. Una possibilità che sta venendo meno nel momento in cui si rifiuta di attuare un qualsivoglia processo volto al futuro, per portare avanti sentimenti nostalgici non più attuali. Isola Farnese sarebbe dovuta essere la scintilla per iniziare a scaldare le nostre fucine, che attualmente sono più gelide di quanto non siano state in partenza.

  Questo probabilmente è indice del fallimento, è indice di “ghettizzazione” delle proprie idee. Ritenersi rivoluzionari per via del fatto che le proprie idee non sono accettate è stata la più grossa defecata del genere umano. Essere contro non vuol dire essere luminari della soluzione,  probabilmente anzi è vero il contrario. Le rivoluzioni non si fermano alla caduta della R.S.I come non si fermano alla caduta del muro di Berlino, vanno sempre avanti, e questo non vuol dire che si sappia quale sia il fine, ma più semplicemente che non bisogna mai smettere di cercarlo, qualunque esso sia.

“Dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fiori” 

Ringraziamo tutti della cortese attenzione.

Centro Studi L’Arco e La Clava

 

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