Documento di riflessione No. 1-Prima parte

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

di: Alberto B. Mariantoni

Tratto da:

I responsabili del cosiddetto « Neo-Fascismo » o « Area Nazional-Popolare » predicano bene... e razzolano male!

 

Il primo errore che commettono usualmente i responsabili dei diversi partiti, movimenti o gruppi « neofascisti » (o presunti tali), è quello di volere per forza ugualizzare, massificare o omologare  la totalità degli adepti che aderiscono alle loro organizzazioni ed, in modo particolare, le « teste pensanti » e/o le « tendenze » indipendenti, concorrenti o dissidenti che esistono o coesistono, operano o agiscono, all’interno delle loro strutture. 

 

Totalitario, nel senso più deleterio che si possa attribuire a questo termine, questo modo di controllare o dirigere le organizzazioni « neofasciste » si appoggia su di un’assurda pretesa: quella, cioè, di volere assolutamente « normalizzare » o « standardizzare » la varietà delle potenzialità ideologiche, politiche e pratiche che esistono all’interno dei loro partiti, movimenti o gruppi, prendendo come esclusivo parametro di « selezione » (per le eventuali « integrazioni » o « marginalizzazioni » politiche degli individui e/o delle « tendenze » analizzate o prese in conto), il solo « pensiero politico » o il « punto di vista soggettivo e personale » che è normalmente espresso o manifestato dai « Capi » di ciascuna di quelle specifiche organizzazioni e dalla ristretta cerchia di dirigenti o di « fedelissimi » (senza contare, gli « incensatori » di turno o gli eventuali « guardia spalle », « galoppini » e « porta borse » vari) che apertamente sostengono la loro leadership o li coadiuvano alla guida dello specifico strumento politico che ognuno di loro si è forgiato o strutturato; oppure, di cui si è legittimamente o illegittimamente impadronito; o ancora, che riesce, direttamente o indirettamente, a controllare o monopolizzare (e qualche volta, anche a manipolare...), come se fosse una sua personale impresa privata.

 

Il secondo errore che commettono, è quello di volere assolutamente fissare o decretare una precisa « ortodossia politica » all’interno delle loro rispettive organizzazioni, senza per altro mai accettare di animare o favorire un qualunque dibattito ideologico interno o esterno; senza mai definire o circoscrivere le basi filosofiche e dottrinarie del loro particolare pensiero politico; senza mai delineare o stabilire un qualunque ordine di priorità a proposito degli scopi che potrebbero o dovrebbero essere perseguiti (a breve, medio e lungo termine) dai loro militanti e dai loro aderenti; e per giunta, senza nemmeno essere in grado di immaginare o di organizzare una qualunque strategia, né di adottare o mettere in pratica una qualsiasi tattica che, insieme, potrebbero, in qualche modo, essere loro di estremo ausilio, sia per occultare parzialmente le loro beanti carenze ideologiche che per tentare di dare un minimo di coerenza e credibilità ai loro rispettivi e contingenziali « programmi » politici.

 

Il terzo errore che commettono, è quello di atteggiarsi - rispettivamente, singolarmente ed indipendentemente gli uni dagli altri - a soli eredi legittimi dei « Fascismi storici » o a depositari esclusivi delle loro idee. Questo, naturalmente, senza mai accettare di specificare o di chiarire gli effettivi orientamenti ideologici che hanno impresso o stanno dando alle loro rispettive organizzazioni, né ammettere di definire o giustificare gli scopi che perseguono o le posizioni politiche che manifestano, né tanto meno correre il rischio di « mettere sul tappeto » i loro particolari convincimenti filosofici e dottrinari per confrontarli, ad esempio, con quelli manifestati o espressi, a suo tempo, dall’intellighenzia e dai principali esponenti dei loro « modelli ideali » e, simultaneamente, con quelli vantati o pretesi dai rappresentanti degli altri partiti, movimenti o gruppi che affermano avere una qualunque connessione ideale con uno dei variegati « filoni » della loro generale ed originaria « famiglia di pensiero ».

 

In tutti e tre i casi, il senso dell’« ortodossia fascista » di questi partiti, movimenti o gruppi, è, ogni volta, esclusivamente determinato dall’effettiva e reale capacità che hanno i loro staff dirigenziali di:

 

Confiscare e monopolizzare l’essenziale del potere politico all’interno delle loro strutture, attraverso la negazione di ogni tipo di autonomia, di dissenso o di concorrenza interna. In particolare:

 

sminuendo, deprezzando o facendo drasticamente ignorare il valore intrinseco di quei camerati che, dall’interno o dall’esterno delle loro strutture, potrebbero, in qualche modo, fare « ombra » alle loro personali ambizioni; oppure, servire da « pietra di paragone » per le loro reali qualità o le loro effettive capacità; o ancora, rimettere globalmente in discussione la loro leadership;

 

diffamando, « marcando a vista » e mettendo « fuori gioco » tutti quei camerati che all’interno delle loro organizzazioni, non fanno parte del « Gotha » dei loro più intimi amici; oppure, che non sostengono dichiaratamente le loro « idee », le loro « scelte » o i loro « programmi »; oppure, che non si allineano con le loro direttive; ovvero, che non appoggiano apertamente la loro azione; o ancora, che rifiutano di farsi politicamente o personalmente « omogeneizzare » o « normalizzare ».

 

Attirare nel loro « girone » o neutralizzare politicamente, il massimo numero dei militanti e degli aderenti che sono legati alle altre « tendenze » interne delle loro organizzazioni o quelli che fanno parte delle differenti organizzazioni indipendenti, dissidenti o concorrenti che operano o agiscono all’esterno delle loro strutture. 

 

Discreditare, sminuire o offuscare i partiti, i movimenti o i gruppi che esistono o coesistono all’esterno delle loro strutture e che normalmente operano ed agiscono indipendentemente dalla loro volontà e dalle loro direttive. 

 

Ora, qualunque possa essere la « serietà », lo « spessore politico », la « consistenza numerica » o la « capacità attrattiva » che ognuno di quei partiti, movimenti o gruppi è in grado di esprimere o di rappresentare, è chiaro che i « fratelli caini » di questa « famiglia di pensiero » continuano comunque ad avere in comune, oltre ai « difetti » fino ad ora enumerati, anche un certo numero di « pregi ». Tra questi, ad esempio, il fatto di identificarsi con l’uno o l’altro dei « modelli ideali » tramandati dai « Fascismi storici »; quello di ispirarsi alla stessa scala gerarchica di valori; quello di riconoscersi in un’identica visione « elitista » e « volontaristica » della vita e della storia.

 

 Tutti insieme, in fine, possono vantare una medesima (o abbastanza simile) lettura della realtà che li avviluppa o li circonda. 

 

Questo, in altri termini, vuole dire che, nonostante le profonde e, spesso, inconciliabili « differenze » che li caratterizzano, quei partiti, quei movimenti o quei gruppi possiedono comunque degli incontestabili ed oggettivi « punti di incontro ».

 

Per dare una più chiara spiegazione, diciamo che nessuno tra di loro, ad esempio, si sognerebbe mai di contestare o di confutare che:

 

gli uomini, non sono e non possono essere tutti uguali; 

 

gli uomini sono tutti unici, originali, irripetibili e (se intelligenti) complementari; 

 

le « differenze » che li animano o li caratterizzano sono estremamente dinamiche e mutuamente prolifiche; 

 

le « differenze » umane, sono e restano il solo « motore » della storia; dove c’è « differenza », infatti, c’è possibilità di effettivo « scambio » culturale e materiale; quindi, possibilità di « trasformazione continua » e di « arricchimento costante », sia per l’uomo che per le sue infinite forme di aggregazione civile e morale, nonché politiche, economiche e sociali, culturali e religiose, che sono le società umane.

 

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