CONSIDERAZIONI A MARGINE: LAVORARE SULL'UOMO

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

 Vorrei fare alcune osservazioni su quanto detto da Tarchi durante la conferenza e dopo.


Partendo dalla "decrescita", dovremo proporci noi per rendere la decrescita propositiva, passare da un sentimento di negatività (tipico di certi ecologisti di sinistra) alla positività con idee ed azioni propositive, non solamente teoriche ma pratiche.


Il tutto inserito in una visione del mondo perché non sia solamente una moda esteriore, un vuoto "mugugno" contro i disastrosi risultati del liberal capitalismo. Vogliamo ricordare che i "verdi" mai hanno criticato la gestione dell'ambiente dei regimi comunisti? Quindi decrescita inserita in una visione di ecologia profonda, in qualcosa di vissuto e sentito interiormente e spiritualmente, con la riconquista del Sacro e dello spirito della Comunità che MAI deve essere intesa come ghetto, setta, gruppo ma come avanguardia di pensiero, testimonianza attiva e non teorica. Il coniugare mondo della Tradizione e tecnologie deve essere la sfida che il Laboratorio in questa  sua particolare battaglia deve porsi come traguardo da raggiungere.

 

Uscire delle paranoie e ipotesi fantasiose per trovare soluzioni, non dettate da prese di posizione ideologiche, ma da una Weltanschauung che proceda di pari passo con la ricerca tecnologica. Questo deve contraddistinguerci da chi da destra e/o sinistra vuole proporre soluzioni confacenti al loro dna ideologico.

 

Venendo poi a quella nota pessimistica che accomunava sia Tarchi che Mancinelli, sul fallimento delle idee della "nuova destra" con il fatto reale che molti delle teste pensanti di quell'area sono state  fagocitate da parte del Sistema, credo sarebbe necessaria un'analisi ben precisa.


Analisi che "forse" può permetterci nel non ricadere nell'errore. L'errore a mio avviso quale è stato? E' stato proporre soluzioni alternative globalizzanti al sistema, non tenendo conto della "persona", dell'Uomo. Nell'Islam si parla di piccola e grande guerra santa. Orbene i maestri che in questi anni ci hanno fornito soluzioni , ad esclusione di alcuni, forse uno di cui abbiamo avuto la fortuna di conoscere, non hanno mai lavorato sull'attore principale. Hanno cioé cercato di preparare le piccola guerra santa, dimenticandosi della grande, quella cioé deve essere combattuta al nostro interno.


Così è successo, succede e succederà, che passata l'emotività del nuovo progetto, come passa l'acne giovanile, si inizieranno a riprodursi le metastasi individualistiche e liberal economiciste che con un po' di cultura si era pensato fossero eliminate. Ecco allora il personaggio che tutto sa del mondo della tradizione, considerato a Maître à penser, comportarsi da perfetto Homo oeconomicus, cioé  colui che ha interesse esclusivo la cura dei propri interessi individuali. Esempi in tal senso non mancano e lascio a voi la scelta dei nomi degli ex compagni di strada.


Quello che per me è , e deve essere, la funzione primaria del Laboratorio, prima ancora delle tesi che dovranno costituire il Progetto del Fronte di Liberazione Nazionale è il realizzare nell'uomo il ribaltamento del criterio che vede nell'utile l'interesse primario, con la costituzione dell'uomo organico che veda la sua "cultura", il suo lavoro politico,non più incentrato sul principio del profitto e dell'utile ma su quello organico della funzione produttiva orientata verso il "valore di servizio" per la Comunità.


Ciò che è importante è fornire da subito è l'indicazione dei principii e dello spirito cui si forma il nostro Laboratorio Politico: L'esercizio della funzione operativa all'interno del Laboratorio oggi e del Fronte di Liberazione domani deve essere riservata a chi deve operare per il bene comune e non per la soddisfazione delle proprie ambizioni carrieristiche e quindi essere liberi da condizionamenti o pressioni di carattere economico o di prestigio. Chi si batte per le Idee-Forza deve considerarsi già da oggi facente parte di una comunità, non ideologicamente intesa, ma fondata su un rapporto di appartenenza che è in grado di resistere, su posizioni vincenti, all'omologazione sia come Movimento che come singolo individuo.


Solo spazzando via la concezione utilitaristica della vita di derivazione Calvinista che sta alla base del capitalismo sarà possibile la creazione di quella comunità di uomini liberi e non più addomesticati, non più soggetti di consumi e che siano decisamente consapevoli del loro volersi ribellare in primis alla rassegnazione che è la prima arma vincente del nemico. Diamoci un'arma nuova che non sia quella spuntata dell'ideologia, ma quella terribile dell'idea forza della creazione di uomini liberi dai condizionamenti voluti dal Dominio.

 

Lavoriamo sull'Uomo , sullo Spirito per formare l'"antagonista" vero, non a parole, quello che è consapevole che quasi certamente non vedrà l'implosione del sistema, ma che avrà preparato gli uomini e le donne con gli anticorpi necessari perché la loro non sia stata solo vuota testimonianza ma azione dirompente quando verrà il momento.


Marzo 2011.

Franco Torriglia

 

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