cOLONIA ITALYA -Terza parte

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da: STAMPALIBERA

di Fabio Falchi

È in questo assai poco confortante quadro politico, che si sono tenute le recenti elezioni amministrative, che hanno visto il notevole successo della Lega.

Un successo che alcuni vogliono interpretare secondo un’ottica riduttiva, “economicistica”, sottolineando che la Lega ha “sfondato” nelle Regioni più produttive, con la burocrazia meno inefficiente e che possono vantare un credito di 55 miliardi di euro con le Regioni del Centro-Sud. Differenze che indubbiamente esistono e che pesano, ma che (sebbene sia innegabile che siano il sintomo di una patologia socio-economica che ha raggiunto livelli intollerabili) non possono occultare il fatto che la contrapposizione tra il Nord e il Sud d’Italia è tutta a vantaggio di chi non vuole che la nostra Penisola, che affonda le sue “radici” nel “cuore” del Mediterraneo, possa “smarcarsi” dalla politica atlantista, sfruttando con intelligenza, sotto il profilo politico ed economico, la sua collocazione geografica e la sua maggiore “affinità culturale” con il mondo mediterraneo.

Ché se il rapporto tra Nord e Sud lo si “leggesse”, come si dovrebbe, secondo l’asse Est-Ovest, sarebbe evidente in quale direzione dovrebbe orientarsi l’azione della classe dirigente italiana. Un “asse” però che la Lega si guarda bene dal prendere seriamente in considerazione (i “colpi di testa” di Bossi riguardo a Baghdad e Belgrado appartengono ormai alla preistoria della Lega).

Il fallimento del “sistema Italia”, compresa la questione meridionale, è conseguenza e non causa della mancanza di uno Stato forte ed efficiente (e più uno Stato è forte e maggiore è l’autonomia che può concedere ai “corpi intermedi”), tale da tutelare ed imporre l’interesse generale anche a scapito di interessi settoriali.

Se è drammaticamente vero che il nostro Meridione rischia di scivolare verso il “terzo mondo” e che le differenze tra il Nord e il Sud d’Italia sono sempre più accentuate, è anche vero che la  Lega, priva com’è di qualsiasi “collante ideologico”, non può che rappresentare gruppi sociali che badano esclusivamente al proprio “particulare”, senza avere alcuna autentica idea di comunità politica e di solidarietà .

È la vittoria, si potrebbe dire, della retorica liberista e di quella della globalizzazione sulla “sostanza della politica”, che non può prescindere dal ruolo fondamentale che ancora esercita lo Stato, anche e soprattutto per lo sviluppo economico di un Paese. Ciò che non si capisce o che non si vuole capire è che la “mano invisibile” dello Stato non solo è necessaria per motivi di carattere economico, ma pure per evitare che il legame sociale si spezzi definitivamente e per la funzione insostituibile di promozione e difesa culturale, sociale ed  economica del “territorio”, senza la quale un Paese è destinato a diventare una colonia ed una terra di conquista.

Che è esattamente ciò che si verificherebbe – nonostante le patetiche illusioni dei “nordisti” –  anche nel “profondo” Nord d’Italia, nel caso (improbabile) che si dovesse arrivare alla secessione (ché è indubbio che la “Padania” non sarebbe nulla più che un “nano politico”, alla mercé delle oligarchie finanziarie e degli eurocrati).

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