Chimere d`accatto: Niki Vendola

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da: RINASCITA

 

Qualche volta affiora tra noi un dubbio sull’equilibrio mentale di alcuni - assai teorici - amici o  sodali.

 
Episodi trascorsi a caso? Fieri proclami pubblici contro il liberismo e, in contemporanea, dabbenaggine privata con investimenti su “fondi” speculativi che beneficano soltanto i signori del denaro. Fiere esternazioni sulla necessità di “far piazza pulita” del marciume partitocratico ma, al momento del voto, rincorsa al voto o, peggio, alla candidatura per liste radicali che di radicale non hanno nulla se non la nostalgia dei tempi andati (di vecchia destra o di vecchia sinistra). Con relativa trombatura.


E gli innamoramenti vari: un anno per Pannella, l’anno dopo per Bossi, poi per Grillo. Quindi tutto a mare, ivi compresa una lieve infatuazione per Di Pietro. In questi giorni - udite, udite - la prescelta chimera di turno ha nome Niki Vendola.


Chissà, sarà che la politica italiana naviga in un mare di detriti, ma il nome di Vendola sembra aver risvegliato dal loro ventennale torpore i sopravvissuti della sinistra, quella al caviale.


Non si tratta soltanto dei delusi dalle debolezze del Pd e dal catacombismo dei comunisti desaparecidos al seguito dei Ferrero o dei Diliberto. La stella del Niki sembra brillare anche sul cielo spento della borghesia altra, quella “con” (francesismo).


D’altra parte, si sa: i programmi del Pdl e del Pd sono talmente eterei da coincidere. E non restano in offerta che il qualunquismo becero (l’uno secessionista, l’altro giustizialista, il terzo beghino) dell’Idv, della Lega o dell’Udc. E cioè il nulla fatto programma.


Il rullar di tamburi (soprattutto tra i “militanti-in-rete” (questo strano popolo di appassionati della politica virtuale) in favore di Vendola, per una sua candidatura alle primarie del Pd - se mai si faranno - è sintomatico del livello raggiunto dal sistema “democratico” vigente in Italia.


Un sistema-palude dal quale emerge a tratti un annegato. Per l’occasione si tratta appunto dell’ex competitore rifondarolo di Ferrero poi diventato lo sgambettatore di D’Alema in Puglia.
Ma quali “nobili ideali” può proporre costui al popolo italiano? Quale “alternativa” potrà avanzare il cadavere di un liberaldemocratico postcomunista al liberismo globale che viene inflitto alla nazione dai poteri che contano - la grande finanza, gli atlantici - e che dettano anche le virgole al protettorato-Italia?
Nessuna.


Vendola fa già parte del pantano liberista e non ha nemmeno un qualche mito da sbandierare (tantomeno quello liberal-comunista cinese: lì gli operai lavorano, al contrario di quanto accade nel BelPaese post-industriale).
Dovrà procedere ai tagli sociali imposti da Ue e Fmi. Dovrà prendere ordini da Confindustria.
Dovrà votare per le missioni Nato in Kosovo o in Afghanistan. Magari per la guerra contro l’Iran. O per la definitiva “soluzione” del problema palestinese. 
Vendola non potrà che conformarsi al ruolo di opposizione (o di governo) del re.  


Peraltro l’uomo sferraglia da tempo sui binari della pseudo democrazia italica: è un prodotto tartufesco gonfiato dei media, il suo ruolo di oppositore è un controcanto al sistema oligarchico. 
Svegliatevi.

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