Bernake: "Il disastro finanziario globale è imminente

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it


  • di Maurizio d'Orlando.
    Dietro fumose espressioni per iniziati, il presidente della Fed afferma che la situazione è ormai insostenibile. Le conseguenze su debito pubblico, pensioni e sanità su Usa, Europa e Giappone. La via d’uscita è l’austerità, ma anche una riduzione della democrazia, a favore del sistema bancario.


    Milano (AsiaNews) - Il disastro finanziario bancario americano e globale è ormai imminente. E non lo dice solo il commentatore di AsiaNews, che lo va ripetendo da quasi cinque anni [i].
    Lo dice il presidente della Fed, la Banca Centrale statunitense, Ben Shlomo Bernanke[ii].
    Ovviamente, lo dice nel linguaggio iniziatico degli economisti, ma una volta decifrato dal gergo, il significato della prima parte del discorso è molto chiaro. Il discorso è stato tenuto il 4 ottobre scorso nel corso di un convegno annuale a Rhode Island (Usa) ed è pubblicato sul sito stesso della Fed. Ciononostante pare che questo importante discorso pubblico di Bernanke sia “sfuggito” alla stampa “indipendente”, che non l’ha ripreso.

    Qui di seguito ne offriamo ai nostri lettori una semplice “traduzione” in linguaggio corrente di alcuni brani (riportando in nota i riferimenti tradotti dall’inglese – in modo da fornire ai dubbiosi la possibilità di verificare).

    Afferma Bernanke [iii] (d’ora in poi: B.) che la recessione è grave, che gli effetti non sono solo di breve termine ma soprattutto di lungo periodo e che a causa dell’invecchiamento della popolazione (cioè il prolungamento delle aspettative di vita) il mantenimento dell’attuale sistema pensionistico e di quello sanitario pubblico è insostenibile (il riferimento è agli Usa, ma si applica a tutti i Paesi avanzati e a molti anche del resto del mondo, con esclusione del Cile, per la nota riforma pensionistica attuata dal gen. Pinochet).
    Anche lo stato finanziario delle amministrazioni locali è drammatico ma il grosso del problema è a livello federale[iv] e perciò di questo si deve discutere.

    Il deficit statale è esploso in poco tempo [come aveva già fatto notare sin dall’inizio AsiaNews, mai nella storia recente si era verificato un simile improvviso aumento] ed è arrivato a toccare i livelli raggiunti alla fine della II Guerra mondiale [v] (un paragone adoperato in precedenza anche da questa piccola agenzia stampa missionaria cattolica). L’attuale ripresina non tragga in illusione, tra non molto (B. dice nel medio lungo termine), sarà chiaro che la situazione è insostenibile.
    Non ci si illuda che questa momentanea pausa significhi che la tempesta è davvero passata [vi] perché mancano fondi per pensioni e sanità (B. attribuisce tutto al prolungamento delle aspettative di vita, ma non fa alcun accenno alle spese militari, che invece AsiaNews aveva aggiunto a quello che comunemente diremmo i “conti della serva”). Stiamo scontando oggi [vii], dice il governatore, una crisi che viene da molto lontano, una crisi di sistema.
    Per andare sul concreto, B. prende il caso dello Stato, il Rhode Island, il più piccolo degli Stati Uniti, ma il problema è più generale ed affligge, anche Europa e Giappone ed in misura pure maggiore[viii].

    A questo punto del suo discorso, B. afferma che la situazione è così disastrosa che se ne potrebbe perdere il controllo in qualsiasi momento [ix].
    Per di più, mentre dal lato delle tasse, il sistema fiscale [x] è inefficiente, iniquo, complesso e deprime l’attività economica, dice il governatore, dall’altro lato la spesa pubblica non solo è inefficace nel conseguimento degli obiettivi prefissi, ma è anche molto cara. Il problema è perciò molto grave sia nel breve che nel medio termine, siamo nelle mani dei creditori esteri ed un aumento delle tasse metterebbe del tutto in ginocchio il Paese[xi].
    Inoltre aumentare le imposte ora non è una buona idea anche perché ci priverebbe dell’ultima carta disponibile e che invece dobbiamo riservarci per potercela giocare in situazioni estreme come ad esempio in caso di sommosse interne causate dalla depressione economica, da guerre o catastrofi naturali [xii].
    Non sappiamo bene quando potremmo dover affrontare una situazione d’insolvenza sul debito pubblico, ma potrebbe essere a breve e perciò i politici dovrebbero sbrigarsi a mettere in atto misure d’austerità perché non se ne vedrebbero gli effetti sperati che a distanza di anni [xiii].

    Le conferme del governatore della Fed relative alle previsioni ed alle analisi formulate in questi anni da AsiaNews terminano qui. Il suo discorso però prosegue con delle considerazioni quanto mai interessanti. Bernanke, afferma, infatti, che è difficile attuare le necessarie misure d’austerità in uno Stato in cui le leggi sono stabilite da un sistema parlamentare (Camera e Senato), vale a dire in un sistema i cui componenti (i cosiddetti rappresentanti del popolo) sono soggetti ad un periodico e fastidioso scrutinio, le elezioni popolari [xiv].

    Il senso del resto del discorso, troppo lungo per essere ulteriormente riportato, ma disponibile per gli studenti ed i dubbiosi sul sito stesso della Fed, è che occorre esautorare il sistema parlamentare al nobile fine di attuare l’austerità. Per l’esercizio di traduzione del discorso di B. occorre un piccolo aiuto lessicale. La parola chiave per comprendere come il parlamento debba essere privato di autorità è che occorre “applicare regole fiscali”. In altre parole egli afferma che occorre sottrarre agli organi elettivi ogni potere autonomo in merito alla determinazione delle tasse.

    A sostegno della sua tesi Bernanke cita molte vicende interne americane degli ultimi decenni. Di particolare interesse è però il riferimento all’Unione Europea (molto simile in questo a una Unione “Sovietica”).
    Già in base ai trattati costitutivi dell’UE vengono introdotte queste “regole fiscali” ai parlamenti “nazionali”, ma ora, dice B. con ammirazione, i dirigenti europei stanno lavorando per rendere tali strumenti ancor più coercitivi [xv].
    Il riferimento è al “Nuovo Patto di Stabilità” europeo deciso (di fatto) nel giugno 2010, pochi mesi fa cioè, in seguito alla crisi greca e degli altri Paesi europei cosiddetti PIGS. Il governatore della Fed è dunque ben informato, sa che ormai in Europa i bilanci degli Stati non sono più in mano né dei parlamenti né dei governi “nazionali”, ma di un “Soviet” – che in russo significa consiglio, organo di consiglio – centrale europeo, un organismo non eletto.
    Questo organo di consiglio determina di fatto le decisioni di spesa pubblica riguardanti più di trecento milioni di europei.
    Altrettanto dobbiamo fare in America, dice il successore di Greenspan.

    Il governatore della Fed si mostra brillante, limpido e geniale. In confronto alle sue quasi impercettibili controfigure in altri Paesi del mondo ed ai suoi colleghi europei egli è anche schietto: le cose le dice, da buon americano, chiare e tonde.
    La democrazia elettiva è un orpello del passato è un soprammobile da mettere sotto teca e tenere blindato affinché non dia disturbo a chi ha davvero il potere.
    A costo di stritolare la gran parte della popolazione e soprattutto la classe media, con la cosiddetta (e purtroppo comunque necessaria) “austerità”, occorre salvare chi è troppo grande per fallire. Per quanto grandi e macroscopici siano stati i suoi errori e perfino i suoi crimini, il sistema bancario ed i suoi uomini non vanno chiamati a risponderne in proprio. A loro scudo e protezione c’è e perciò si può e si “deve” sempre paventare “l’instabilità” economica e finanziaria, un’arma di ricatto potente.

    Una così forte bordata antidemocratica nel cuore del Paese che ha come vessillo la democrazia può sembrare incredibile e quasi paradossale.

    In fondo però quello che Bernanke ha detto è logico. Chiariamolo: egli, in quanto governatore della Federal Reserve, non è preposto a servire il popolo e la sua Patria. Egli è solamente a capo della banca centrale, cioè l’organo consorziale del sistema bancario.
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