Beppe Niccolai, la storia di un missino eretico

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Da:Rinascita

Di:Matteo Mascia

 

Guardando allo scenario politico contemporaneo si può affermare che l’ex deputato missino Beppe Niccolai (foto) avesse già previsto tutto.
La crisi dei partiti tradizionali, la disaffezione dei cittadini nei confronti dell’intero circuito politico e l’incapacità degli eletti a comprendere le reali necessità dell’elettorato.
La sua non era mera antipolitica ma piuttosto un ragionamento frutto di una lenta maturazione intellettuale.
Nei primi anni della sua militanza tra le fila del Msi il politico toscano assunse posizioni del tutto simili a quelle della maggioranza del partito, tra la critica costruttiva ed una adesione di stretta osservanza scelse sempre la seconda. Nel suo percorso politico si possono infatti distinguere nettamente due momenti ben distinti. Inizialmente il futuro deputato assomiglierà ai tanti “Ras provinciali” che costellavano le federazioni dello Stivale, un ruolo che abbandonerà gradualmente per virare verso le posizioni abbracciate dalla minoranza del partito.
Quel ristretto gruppo di missini che si fece portatore di battaglie e valori che avrebbero dovuto far uscire il partito dal nostalgismo e dalla retorica conservatrice che lo caratterizzo negli anni della Destra nazionale.


Alessandro Amorese ha raccontato l’uomo e il politico nel suo “Beppe Niccolai, Il missino e l’eretico” (Eclettica Edizioni - pp. 269 - 16 euro). “Un’impresa non facile – ha confessato l’Autore durante una presentazione del volume – gli ambienti missini scontano infatti la cronaca assenza di archivi ed è stato molto difficile reperire informazioni sulle varie vicende che si susseguirono nella vita di Niccolai”.
Uno degli aspetti più interessanti è sicuramente quello che riguarda la trasposizione delle categorie defeliciane di “fascismo regime” e “fascismo movimento” alla biografia dell’uomo politico pisano. Nella fase “eretica” della sua esperienza è facile rintracciare aspetti che permettono di accostarlo a numerose battaglie del fascismo rivoluzionario, pulsioni soffocate dalla costante normalizzazione che attraversò il Pnf negli anni del consenso di massa. Non lesinò mai dure critiche ai papaveri del Msi, colpevoli, ad esempio, di aver prima isolato e poi cacciato una personalità come Marco Tarchi. Durante un congresso arrivò a vergognarsi pubblicamente per la sorte toccata a quello che oggi è uno stimato politologo dell’Università di Firenze.


La tradizione che parte dagli albori sansepolcristi, per passare attraverso il socialismo tricolore ed approdare al popolo dei Campi Hobbit può essere quindi rappresentata perfettamente dalla figura di Beppe Niccolai. Lui fu uno dei pochi a lodare la vittoria vietnamita contro l’imperialismo a stelle e strisce, una presa di posizione figlia della stima che nutriva per la contestazione di piazza e il movimentismo giovanile. Manifestazioni che non potevano far parte dell’universo di un partito desideroso di intercettare i voti della borghesia in doppiopetto spaventata da tutto quello che poteva essere classificato come innovativo. Anche in politica estera Niccolai assunse delle posizioni in contrasto con il leitmotiv filoamericano del Msi di Giorgio Almirante. Durante la crisi di Sigonella, il toscano fece approvare dal Comitato centrale missino un ordine del giorno di sostegno a Bettino Craxi.


Documento che sottolineò lo scatto d’orgoglio e l’esaltazione del sentimento nazionale operata dal numero uno del Psi. D’altronde, il suo debole per la dottrina socialista era innegabile. Non mancano gli esempi: dall’ammirazione per la figura di Nicolino Bombacci al discorso del 1987 al Congresso di Sorrento in cui invitò alla ricomposizione delle varie scissioni socialiste.
La storia di Niccolai andrebbe riletta da tutti coloro che desiderano superare le vetuste categorie in cui è ingabbiata la politica italiana. Magari una risposta ai problemi di oggi potrebbe essere mutuata dalle sperimentazioni operate nel corso dei decenni dai fascisti di sinistra. L’iniezione di un po’ di socialismo nazionale nell’agone politico di questa seconda repubblica agli sgoccioli non potrebbe che far piacere a Beppe Niccolai.

 

 

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