ASSIEME PER RISORGERE di A.B.MARIANTONI

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

La Storia ci insegna che – nel contesto della vita umana – ci sono due sole maniere di potersi aggregare con altri nostri simili per tentare, assieme, di fare qualcosa:

1. la prima, quella naturale e tradizionale (in senso greco e romano), suggerisce che – indipendentemente dalle idee o dai punti di vista di ciascuno (quot homines tot sententiae) – è sufficiente stare (fisicamente e psicologicamente) bene assieme nella vita di tutti i giorni (ciò che, ovviamente, non è possibile verificare in chatt o per mail!) ed avere la comune volontà di perseguire un medesimo obiettivo: ad esempio, il bene comune della societas a cui si appartiene;

2. la seconda – che io considero innaturale, astratta e totalmente sovvertitrice dei principi e dei valori fondamentali delle antiche societas naturali – è quella che ci è suggerita dalla visione ideologica della vita e della storia; “visione” che è stata studiatamente ed interessatamente inculcata alle nostre popolazioni dalla colonizzazione culturale che stiamo subendo, ormai, da all’incirca 17 secoli, e di cui la stragrande maggioranza, per semplice “riflesso condizionato”, continua ad essere direttamente o indirettamente vittima.

La prima maniera – che si inserisce perfettamente nella dinamica della vita e della Storia – è fondata sulla constatazione che gli uomini sono tutti unici, originali, irripetibili e complementari (in questo caso, se intelligenti…). E’ nella differenza (incontro, scontro), infatti – purché si sia coscienti di fare parte della medesima societas (esse ergo sum), e ci si impegni a perseguire il bene comune (koinos bios) – che c’è lo scambio. Dunque, l’affinamento, il perfezionamento e la crescita. In altre parole, la Civiltà.

La seconda maniera – che è palesemente in totale contraddizione e contrasto (anche se molto pochi, ormai, ai nostri giorni, sembrano accorgersene…) con la dinamica della vita e della Storia – pretende che gli uomini siano tutti uguali, e che l’aggregazione umana possa realizzarsi, a partire da una (presupposta) comune idea o da un (ipotizzato) comune punto di vista.

Dove risiederebbe, dunque, in quest’ultimo caso, la contraddizione in termini e l’assurdo e drammatico contrasto con l’effettiva dinamica della vita e della Storia?

Se si riflette un attimo, ci si accorge immediatamente che se, per pura ipotesi, riuscissimo davvero a convincere tutti a pensarla allo stesso modo, ci ritroveremmo, tutti, a far parte di un medesimo, statico ed inanimato “museo delle cere”. Insomma, non avremmo più nulla da dirci!

Se, invece, come spesso avviene, riuscissimo soltanto a convincerne una parte (convenzionalmente, in quanto nessuno, in realtà, può pretendere riuscire esattamente a pensarla come un altro…), contribuiremmo esclusivamente a creare una nuova ed aggiuntiva “fazione ideologica”, a quelle che, purtroppo, già esistono. E che, dal 313 delle nostra era, hanno direttamente e particolarmente contribuito alla distruzione verticale, orizzontale ed obliqua delle nostra antiche Società.

Se è questo che vogliamo… Continuiamo pure, a lunghezza di giornata (e qualche volta, pure di notte…) a chattare anonimamente ed impersonalmente sul Web con i nostri simili ed a litigare tra di noi (ognuno, evidentemente, credendo di essere l’unico possessore visibile e tangibile della “verita” assoluta ed indiscutibile!), come degli utili idioti, da dietro la comoda tastiera del nostro inanimato e virtuale computer, alimentando contemporaneamente e stoltamente la nostra individualizzazione e compartimentazione forsennata, fino alla nostra completa ed inevitabile autodistruzione psichica.

Se non lo vogliamo, prendiamo il Web per quello che effettivamente è: una maniera come un’altra per entrare occasionalmente in contatto con persone terze. Ed una volta stabilito il contatto formale, tornare nella realtà, incontrarsi e conoscersi fisicamente, per verificare concretamente se si sta bene assieme, oppure no.

L’anthropos che è in noi e l’istinto che lo caratterizza – grazie alle radiazioni, ai feromoni, alle cariche emotive, etc. che il nostro corpo emette o trasmette – ci indicheranno se “l’altro” conviene o meno alla nostra natura.

Se ci accorgeremo che stiamo bene assieme (insomma, che non ci facciamo reciprocamente schifo, disgusto, orrore o repulsione), avremo constatato il pares cum paribus facillime congregantur dei Latini. E se riusciremo ugualmente a fissare un obiettivo comune da raggiungere, qualsiasi traguardo diventerà immediatamente possibile. Anche quello di riuscire immancabilmente ed efficacemente a ricostruire, pietra su pietra (ed ognuno portando la “sua” pietra al cantiere…), il tessuto connettivo della nostra antica ed imperitura Civiltà.

Alberto B. Mariantoni ©

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