Ancora prove di oscuramento e di psico-polizia.

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it

Da: GIUSTIZIA GIUSTA

 

Aggressione istituzionale al giocatore della Roma Daniele De Rossi reo di avere contestato la “tessera del tifoso” e le attività repressive della Polizia in servizio agli Stadi.


“Se andiamo avanti con la tessera del tifoso, è necessaria anche quella del poliziotto… Per quanto mi riguarda sono contrario. Se fosse sufficiente a risolvere i problemi potrei anche accettarla. Ma non servirà a far scomparire la violenza nei nostri stadi. Non è giusto schedare una persona prima che abbia acceso un fumogeno o tirato un sasso. Il calcio è ostaggio della televisione, degli sponsor, forse anche degli Ultras, che però sono la parte positiva del nostro sport”. E poi? E poi De Rossi non ci sta al pestaggio di Stefano Gugliotta, massacrato dalle guardie al termine della partita di coppa Roma-Inter. “Sulla vicenda - ha continuato il centromediamo nazionale – non ho visto comunicati come quando mi sono permesso una dedica ad un familiare ucciso”.


Esprimere il proprio pensiero specie se questo coincide con la verità è proibito nello Stato del “pensiero unico” dove la corruzione ed il malcostume dominano incontrastati a tutti i livelli istituzionali e privati e dove il sistema-calcio costituisce una sorta di “acqua putrida” che tutto insozza ed ingoia.


Le parole di De Rossi, come prevedibile, hanno scatenato la scomposta reazione del ministro Maroni che è giunto a ritirare i “bodyguard” al seguito degli Azzurri ed a lasciare ai carabinieri locali il compito delle attività di sicurezza. Ancora più pesante ed oltraggioso nei confronti del giocatore è stato il Capo della Polizia Manganelli,  succeduto per meriti di “servizi” a Gianni  De Gennaro.



 Tutti dimentichi della lunga scia di sangue che va dalla fucilazione di Gabriele Sandri  al pestaggio di Gugliotta e solo interessati alla “tolleranza zero” negli stadi e nelle piazze. A costoro hanno fatto coro i Sindacati di Polizia e i dirigenti della Figc cialtronescamente lasciatisi andare in una reprimenda degna di migliore causa. Così come hanno fatto Giancarlo Abete e l’allenatore della Nazionale Luciano Lippi. Un attacco senza precedenti se solo si consideri la disastrosa condizione dell’economia e il rinnovato impegno - con tanto di aumento in uomini e mezzi promesso dal ministro della difesa La Russa - nella “missione di pace” in Afghanistan.


Nessuno ha preso posizione – se si fa eccezione di noi Giustizia Giusta e di Paolo Cento – in difesa di Daniele De Rossi costretto così, suo malgrado, a scusarsi per avere usato “un’espressione infelice”. 


La repressione continua.


Paolo Signorelli


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