2 agosto - 28 agosto: la Strage di Bologna e la giustizia ingiusta

Pubblicato il da ipharra.over-blog.it


La sera stessa del 2 agosto 1980, dopo l’attentato alla Stazione Ferroviaria di Bologna, l’allora Ministro dell’Interno, On. Francesco Cossiga, nelle dichiarazioni del Governo alle Camere, affermò che la strage era di “chiara marca fascista”. Fu così fornita agli inquirenti, a priori, l’indicazione della pista da seguire.


Dopo molti anni, durante un’intervista sull’argomento, in risposta al giornalista che gli chiedeva chi fossero stati realmente gli autori della strage, l’Emerito Presidente affermava che essa non fu opera dei Fascisti, bensì degli agenti dei Servizi Segreti Palestinesi in seguito alla deflagrazione accidentale dell’esplosivo contenuto in una valigia depositata alla stazione, in transito verso altre destinazioni. Come dire: un banale ed involontario incidente nel percorso di lavoro.


Noi avemmo sempre il sospetto che, all’epoca, la presenza degli 007 palestinesi sul posto fosse a conoscenza dei nostri servizi di Intelligence e quindi del Governo. In seguito, dunque, avemmo la certezza che alla Strage fosse stata trovata una soluzione più “domestica” ed anche più utile, dato l’indubbio vantaggio di evitare la scomoda intromissione nella procella della guerra tra i vari servizi segreti stranieri in atto sul territorio italiano. Lo stesso Presidente Cossiga, nella prelata intervista rivelò che “la città di Bologna reclamava la Strage Fascista”. Veniva subito accontentata, anche a nome del P.C.I., delle Associazioni Partigiane anti-fasciste nonché delle potenze militari straniere. In pratica, molti se ne giovarono.


Bastava ormai solo allungare una mano per cogliere il Fiore del Male: il “Fascio” appariva perfetto nella veste ritagliata su misura dell’eversione nera, attraverso il lavoro messo in atto dalla poderosa macchina politico-mediatica-giudiziaria.
Il Teorema fu pronto alla prova.


Così il 28 agosto scattava una vasta retata in varie parti d’Italia per assicurare alle Procure interessate, centinaia di ragazzi in veste di militi graduati e capi, fra tutti il Prof. Paolo Signorelli. Iniziava la disumana stagione dei lunghi processi, delle lunghe carcerazioni e delle opportunistiche condanne.


La ideologizzazione delle stragi ebbe un doppio effetto: da una parte, il “serrate le fila!” nel variegato mondo politico, sindacale, intellettuale e associazionistico della sinistra, anche estrema, una specie di neo-Fronte Popolare all’insegna del più radicale anti-fascismo; dall’altra, servì a distogliere l’opinione pubblica pesantemente coinvolta e sconvolta dalla grave crisi economica, morale e sociale in atto. 


La Giustizia Ingiusta imposta dalla ragione politica trionfò come previsto. La posa della targa celebrativa della Strage Fascista sulle mura della Stazione Ferroviaria di Bologna fu il sigillo della legalità repubblicana, in quanto Anti-Fascista. Furono beffeggiati i morti, gli invalidi e i perseguitati, cioè tutte le vittime innocenti della strategia della tensione. 


Ma i teoremi, se mal costruiti, hanno sempre un punto di rottura.
Ad oggi, infatti, gli ergastoli affibbiati alla Mambro e a Fioravanti, rei mai confessi della strage, sono in attesa di revisione.
E allora?


Chi si incaricherà in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, che vanno in scadenza, a chiarire queste ed altre tragiche verità che rimangono coperte dal segreto di Stato?


La sovranità di Popolo e di Nazione è stata vulnerata da uno Stato in attesa di giudizio, soprattutto da parte della Storia: Onore a tutte le sue vittime in attesa di Giustizia.

28 agosto 2011
Ferdinando Signorelli

Forza Uomo

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