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Saturday 22 january 2011 6 22 /01 /Gen /2011 18:15

Da: ANSA

Tunisia: poliziotti in piazza

 Il centro di Tunisi al momento e' completamente bloccato da una grande manifestazione cui partecipano poliziotti, vigili del fuoco, protezione civile ed anche membri della guardia nazionale. Lo ha constatato l'ANSA.

'La polizia e' al fianco del popolo' e' uno degli slogan urlati dai manifestanti. Lungo Avenue Bourghiba sfila anche un camion dei pompieri con a bordo decine di manifestanti. Al suo passaggio la gente applaude e si unisce ai cori.

 

 

Albania:Berisha, non cederemo a violenza

- 'Chiunque cerchera' di occupare le istituzioni con la violenza avra' la risposta che merita', dice il premier albanese Berisha accusando l'opposizione di aver impiegato nella manifestazione di ieri 'criminali, banditi e mercenari'. 'Il governo ha condannato a morte i manifestanti' come e' successo ieri, ma 'l'opposizione resistera', replica il capo dell'opposizione Edi Rama. La polizia annuncia: sono 113 le persone arrestate dopo i violenti scontri nella capitale albanese (3 morti e 60 feriti).

L'oligarchia al potere " condanna a morte i manifestanti" ma non riuscirà a contenere la protesta

 

Algeria: APS, 8 feriti in manifestazione

 ALGERI, 22 GEN - Secondo l'agenzia ufficiale APS, 7 poliziotti e un deputato del Raggruppamento per la cultura e la democrazia (RCD), sono rimasti feriti durante la manifestazione ancora in corso davanti alla sede del partito d'opposizione ad Algeri. Due agenti di polizia sono in gravi condizioni, riferisce la stessa fonte precisando che la marcia, non autorizzata dalla prefettura, si e' trasformata in un sit in.

 

Algeria: marcia opposizione, tafferugli e arresti

ALGERI - Primi tafferugli ed arresti ad Algeri al corteo indetto dall'opposizione. La polizia ha circondato i circa 200-300 manifestanti che quando cercano di marciare vengono bloccati dalle forze anti sommossa che stanno compiendo i primi arresti.

Due persone sono rimaste ferite nei tafferugli tra polizia e dimostranti nel centro di Algeri. Lo ha constatato l'ANSA. Un dimostrante ha ricevuto un colpo di bastone in faccia ed é stato visto sanguinare e un poliziotto è stato portato via perché ferito. C'é stato anche qualche arresto, tra cui quello di un deputato del partito di opposizione Rdc, Arezki Aidel.

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Thursday 20 january 2011 4 20 /01 /Gen /2011 23:47

di Marco Santopadre

Non si placano in Tunisia le proteste popolari contro l’egemonia del partito di Ben Alì nelle nuove istituzioni nate dopo la rivolta popolare costata un centinaio di morti e altrettanti feriti. Dopo quelle di martedi’ e lunedi, entrambe disperse in maniera violenta dagli apparati di sicurezza, anche ieri una nuova manifestazione contro la presenza nel nuovo governo della ‘vecchia guardia’ del partito Rcd del dittatore destituito Ben Ali si sta tenendo nel centro di Tunisi. Alcune migliaia di dimostranti vicini al Partito Comunista dei Lavoratori e ad alcune formazioni politiche dell’opposizione islamista stanno mostrando cartelli e urlando slogan come “Rcd fuori”. Ieri quando i manifestanti si erano avvicinati troppo alla sede del ministero dell’Interno, gridando slogan come “Niente pistole, niente fucili”, la polizia aveva disperso la manifestazione facendo uso di lacrimogeni. Una folla minore che nei giorni scorsi ma comunque determinata a non farsi scippare la ‘rivoluzione dei gelsomini’ continua a manifestare reclamando le dimissioni del governo in formazione, oltre che lo scioglimento del partito Rcd e il sequestro dei suoi conti e delle sue proprietà nel paese e all’estero. “Vogliamo un nuovo Parlamento, una nuova Costituzione, una nuova Repubblica! Il popolo insorga!” gridano i manifestanti non solo a Tunisi ma anche in altre città. Ieri, nel vano tentativo di placare l’opinione pubblica e le proteste popolari, avevano lasciato il partito della dittatura sia il primo ministro Mohamed Ghannouchi sia il presidente ad interim, Fouad Mebazaa, entrambi esponenti del regime ora riciclatisi nel nuovo ‘corso democratico’.

Ed intanto il nuovo governo provvisorio tunisino non ha nemmeno ancora tenuto la sua prima riunione, rinviata a domani (forse) per i crescenti problemi di formazione dell’esecutivo. Le manifestazione hanno ottenuto, almeno in parte, il loro obiettivo, intralciando il tentativo di autoriforma del regime e costringendo alcune forze dell’opposizione moderata a recedere dall’ingresso nel nuovo governo egemonizzato dal partito di Ben Alì.

Ieri ad essere ‘schiaffeggiati’ per primi dalla propria base sono stati i vertici del maggiore sindacato tunisino, quell’Ugtt che ha giocato un importante ruolo nelle proteste delle ultime settimane. Sotto la pressione delle manifestazioni anche dei propri iscritti svoltesi a Tunisi e in altre città, la direzione nazionale dell’Unione Generale dei Lavoratori Tunisini ha deciso di non riconoscere un governo di cui fanno parte otto ministri del vecchio partito di governo e ha fatto appello ai suoi tre rappresentanti a ”ritirarsi”.

Alle dimissioni dei tre esponenti dell’UGTT è seguita la sospensione del giuramento da parte del designato ministro della Sanità, espressione del Forum democratico del lavoro e delle libertà, e poi anche il movimento di sinistra ex comunista Ettajdid ha protestato contro la decisione di includere nel nuovo esecutivo rappresentanti della vecchia nomenclatura, tra questi Abdallah Kallel, ex ministro dell’interno accusato di aver personalmente ordinato torture contro gli oppositori politici. Minacciando anch’esso l’uscita dal governo, Ettajdid ha chiesto le dimissioni di tutti i ministri del Raggruppamento costituzionale democratico, il congelamento dei suoi beni e dei suoi conti bancari e la chiusura delle sue sedi. Intanto ieri, dopo venti anni di esilio in Francia, è tornato a Tunisi, accolto da una folla festante che lo ha portato in trionfo fuori dall’aeroporto, Moncef Markouzi, presidente del partito del Congresso per la repubblica che aveva già annunciato la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali. Invece Rached Ghannouchi, leader del partito islamista Ennahda, messo al bando all’inizio degli anni ‘90 da Ben Ali, ha affermato che rientrerà da Parigi in Tunisia solo dopo una legge di amnistia che annulli la sua condanna all’ergastolo. Ennahda, così come gli altri partiti dell’opposizione radicale islamica e di sinistra, accusano il nuovo esecutivo di essere un governo di ”esclusione” nazionale, dato che lascerebbe fuori alcuni ”pilastri della resistenza”.

Novità importanti sul fronte dell’informazione in un paese oppresso da 23 anni di censura e stretto controllo governativo sui media: ieri l’emittente ‘Radio Kalima’ ha ripreso le programmazioni direttamente da Tunisi, dopo anni di esilio in Algeria, dopo aver rotto i sigilli messi durante gli anni del regime di Ben Ali ai suoi studi. Quanto a ‘Radio Mosaique’, un’altra voce importante della rivolta, i giornalisti annunciano in un comunicato “di aver preso in mano la linea editoriale e la programmazione dell’emittente” per “salvaguardare l’indipendenza del lavoro giornalistico, la libertà d’espressione e d’informazione”.

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Tuesday 18 january 2011 2 18 /01 /Gen /2011 19:43

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Sunday 16 january 2011 7 16 /01 /Gen /2011 23:02

Da: IRIB

È impressionante, oggi che le notizie dalla Tunisia sono del tutto ignorate dalla politica italiana. E fa impressione ricordare come nel caso dell'Iran ogni accadimento e ogni dichiarazione in quel paese finiscano sotto la lente d'ingrandimento dell'Occidente e come provochino sistematicamente decine di dichiarazioni contro il regime iraniano e il suo presidente, spesso definito dittatore anche se non è nemmeno l'autorità suprema del paese.

Nel caso della dittatura tunisina invece non è mai successo niente di tutto questo. Che sia una dittatura non ci sono dubbi, il paese è nelle mani di un leader che da oltre vent'anni trionfa a pseudo-elezioni con il 90% dei consensi. Il clima nel paese è da stato di polizia e la minaccia islamica non c'entra affatto, visto che è stato instaurato ben prima che apparrissero all'orizzonte i movimenti integralisti e si calcola che ormai un tunisino su dieci collabori più o meno volontariamente con i servizi di sicurezza. Non ci sono giornali che non siano sotto il controllo diretto del leader, non ci sono televisioni se non quelle controllate dal leader, con la notevole eccezione di Nesma TV, la televisione di Berlusconi.

All'Occidente va benissimo così e soprattutto va bene alla Francia, antica potenza coloniale e all'Italia, che favorì proprio l'ascesa dell'attuale dittatore al potere. Una genialata del governo Craxi-Andreotti e si capisce perché in seguito Craxi abbia trovato rifugio per la sua latitanza proprio in Tunisia . Si capisce così anche perché gli eredi e antichi compagni di Craxi, su tutti Berlusconi e Frattini, siano molto affezionati al dittatore tunisino, e anche come molti imprenditori italiani abbiano investito in Tunisia, cercando il dividendo assicurato dalla particolare "stabilità" garantita dalla complicità con una feroce dittatura che pretende la sua percentuale su tutto.

Il silenzio della Francia è clamoroso e giustificato ufficialmente dicendo che non si vuole rischiare l'accusa d'ingerenza in una ex-colonia. Principio sacrosanto, che Parigi però non ha mai rispettato e che continua a non rispettare ovunque altrove. L'Italia invece si è fatta notare per l'unica dichiarazione a favore della dittatura, non modificata nemmeno dopo che il governo ha fatto sparare sui dimostranti e dopo che Stati Uniti e Unione Europea hanno intimato alla dittatura d'interrompere le violenze.

Non che sia servito a molto, il dittatore tira dritto e nel nostro paese non se n'è accorto nessuno, tutti presi da altro o tutti in qualche modo con la coscienza sporca, perché ci sono settecento imprenditori che hanno investito in Tunisia e perché della Tunisia non si parla male sui media, controllare per credere.

Di fatto il nostro paese è l'unico ufficialmente schierato a fianco della dittatura tunisina, per descrivere la quale molti dei nostri media evitano accuratamente di scrivere o pronunciare i termini: regime e dittatura. Un'omissione facilmente verificabile all'interno della quale si ritrova una coincidenza incredibile: nessuno di quelli che hanno definito dittatore il presidente venezuelano Chavez, che dittatore non è, definisce oggi dittatore il tunisino Ben Alì. Nessuno dei media che hanno sostenuto "l'esportazione della democrazia" ha mai criticato il dittatore tunisino, che non era invisibile prima della rivolta, stando da anni in ai primi posti della classifica dei nemici dei diritti umani.

Gli ultimi avvenimenti e il silenzio del governo italiano dopo le dichiarazioni di Frattini, offrono ai tunisini l'immagine di un'Italia che sostiene compatta la dittatura tunisina. Se un tunisino leggesse i maggiori giornali italiani non avrebbe dubbi. Al massimo si trovano giornalisti di rito craxiano che puntano il dito contro la Francia cattiva, ma la salute dei tunisini non sembra proprio interessare a nessuno, come non è mai fregato niente a nessuno per decenni che in Tunisia ci fosse una feroce dittatura, come non frega a nessuno della dittatura libica, di quella egiziana e via enumerando. Però Saddam era cattivo e Ahmadinejad mammamia.

Serve il dittatore nemico, ma serve anche un dittatore amico, in Tunisia puoi trovare asilo, in Libia puoi scoprire il fantastico mondo del Bunga-Bunga, al faraone egiziano puoi appioppare una nipote per negare di preferire le puttane minorenni. Più prosaicamente è quasi sempre molto conveniente associarsi a una dittatura nello sfruttamento di un paese, delle sue risorse e del suo popolo.

Tunisi è militarizzata, i morti aumentano, il paese è paralizzato e la repressione non riesce ad intimorire i rivoltosi. Qui da noi se va bene si trova al massimo qualche narcisello che disserta su come sia 2.0 la rivolta tunisina, continuiamo a vivere con la testa nella sabbia, continuiamo a farci del male.

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Sunday 16 january 2011 7 16 /01 /Gen /2011 01:59

DI MIGUEL MARTINEZ
kelebeklerblog.com


 

A due passi dall’Italia, un regime messo in piedi un quarto di secolo fa dai servizi segreti italiani, sta facendo strage dei propri cittadini in questi giorni.

Nel primo pomeriggio, i morti assassinati dalla polizia erano 66, ma in queste ore sembra che siano morte ancora altre persone.

Mentre la Francia offre ufficialmente il suo aiuto tecnico  per “gestire” le manifestazioni, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini (quello dell’elicottero), ha riaffermato ieri il sostegno del governo italiano al regime tunisino.

Di ciò che sta succedendo, ne parlano davvero pochi.



Fondamentale, il sito (in lingua francese) Nawaat.

Poi, c’è la giovane e bravissima blogger egiziana Zenobia che scrive in inglese.

Da noi, ne parlano Bousoufi (con un post importante sulle origini della rivolta), Canale di SiciliaDoriana GoracciFaleciusBaruda e non tanti altri.

Alcune cose si trovano sull’aggregatore Islametro, che lentamente sta diventando una fonte importante per capire ciò che succede in Medio Oriente.

Intanto, traduco un brano che ho trovato su un sito belga cui mi sento molto vicino, come approccio al mondo, Les Indigènes du Royaume, e vi presento anche il video di una manifestazione a Tunisi, con un discorso notevole sottotitolato in francese.

Questi bastardi di tunisini che vogliono guastarci le prossime vacanze a Gerba la dolce e a Hammamet… questi bastardi di tunisini che non capiscono niente di laicità e di « diritti delle donne » (anche senza « diritti dell’uomo »), che sono l’alfa e l’omega dei valori democratici universali, che dico, intergalattici… questi bastardi di tunisini che stanno per rovinare il nostro pezzo da esibizione nella grande truffa dell’unione euro-mediterranea, nostra riserva privata… questi bastardi di tunisini che ci servivano come modelli per vendere al Sud le nostre parousie occidentali, a chi le venderemo adesso? … Questi bastardi di tunisini, che invece di fare i fedeli guardiani contro l’Africa nera, si immolano nel fuoco come dei cretini… questi bastardi di tunisini, che grazie al regime del “marito della parrucchiera” erano considerati come il baluardo contro l’islamismo, a chi facciamo credere all’esistenza di “Al-Qaida-Maghreb-e-io-con-le-chiappe-sul-divano » ?… Questi bastardi di tunisini, che ci svelano a noi stessi e, come in uno specchio, ci mostrano la maschera ghignante del nostro cinismo  e della nostra ipocrisia …

 

Le rivolte esplose in Tunisia e Algeria nascono dalle stesse motivazioni che hanno provocato le lotte dei giovani a Londra come in Italia, in Francia e altrove. Le conseguenze delle scelte liberiste sono dappertutto le stesse: accentuazione dell'asimmetria di potere e della distanza fra ricchezza e povertà, corruzione e protervia di poteri reazionari se non di tipo apertamente mafioso, erosione dei diritti fondamentali, negazione del futuro della società e quindi in primo luogo dei giovani.

Puntando all'arricchimento immediato di pochi (...) il liberismo favorisce soltanto gli affari privati dei più forti e distrugge i servizi pubblici e quindi ogni prospettiva vivibile. I regimi tunisino e algerino stanno minacciando il bagno di sangue approfittando dell'appoggio dei governi francese e italiano e di altri Paesi europei. In Algeria e in Tunisia la polizia e l'esercito sparano persino ai funerali degli assassinati. La gravità della situazione è rilevata dalla stessa Ue, costretta a chiedere il cessate il fuoco (...). Per parte nostra ci impegniamo a sostenere queste lotte, come quelle per la difesa dei diritti fondamentali dei lavoratori, con ogni sorta di iniziative nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università e nei quartieri, e organizzando anche un effettivo sostegno ai militanti maghrebini che rischiano la feroce persecuzione anche con metodi mafiosi. Che in tutte le università e le fabbriche europee ci si mobiliti a fianco delle rivolte. 

Il caso Sakineh in Iran che, tra parentesi, si sta rivelando ogni giorno di più una vera montatura, ha dominato i nostri media per mesi e mesi ed ancora in parte continua, mentre delle stragi tunisine, come giustamente riporta Miguel Martinez, se ne parla a stento e senza affrontare direttamente la questione. Questo è il vero significato dei "DUE PESI E DUE MISURE". Questa è la triste cruna dell'ago in cui passa l'intero costrutto della disinformazione vigente. Noi rifiutiamo tutto ciò, non abbiamo bisogno di comode nicchie di creduloneria e concepite come tali per renderci "sicuri" ed uniformati al loro interno. La fabbrica delle "certezze", l'unica vorrebbe essere realmente produttiva in "occidente", sta andando in iperinflazione, la crisi Tunisina (in quanto propaggine di tutto il sistema) è uno dei tanti e crescenti segnali in tal senso. Oggi più che mai possiamo dire: "siamo tutti tunisini". I vari Frattini, Marchionne e compagnia briscola pensano di tenere il gioco in mano, ma il materiale di cui esso è fatto scotta sempre più. Se uno leggesse senza contestualizzarle geograficamente le motivazioni della protesta, farebbe fatica a capire se le manifestazioni si svolgano in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda... o in Tunisia. 

Il popolo tunisino cammina sulla strada della liberta, la tunisia sta in caos totale, adesso a tunisi le gente é scesa sulla via piu grande di tunisi ( avenue habib bourguiba); Un vaffanculo ai vostri governi occidentale che hanno sostenuto per oltre 23 anni un presidente mafioso, criminale. benali a governato la Tunisia con una mano di ferro e con una milizia che lavora al soldo della famiglia della sua vulgare moglie leila Trabelsii; la rivolta era sociale ma adesso é politica. Il popolo tunisino chiede guistizia e dignita e non sviluppo e antiterrorismo. Un saluto a tutti nostri martiri che sono caduti in questa battaglia.

 

                     

      
 


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